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 Capita, a volte, in qualche discussione (da bar?), sentire qualcuno parlare dei "bei tempi andati"! E si sa, che in situazioni come queste, la memoria non sempre ci aiuta a ricordare fatti, circostanze, protagonisti e protagonismi. E il ruolo dei partiti nella nostra società odierna!

Dopo lo sconquasso politico del 1992 dovuto alla mannaia del pool di "mani pulite"; dopo la scomparsa della vecchia Democrazia cristiana, 1994, la cui dirigenza dell'epoca era stata decimata da avvisi di garanzia ed arresti; dopo lo sfaldarsi della miriade di partiti, oscillanti tra il 12, e giù di lì, per cento di consensi elettorali; nonostante la tenuta del Partito comunista italiano, PdS prima, DS dopo, e PD, dopo ancora, a tutt'oggi non sembra che lo scenario politico abbia raggiunto quella tranquillità che era all'orizzonte di quanti avevano creduto ad una rinascita, ad un rinnovamento.

Quell'agognato, quanto misterioso, bipolarismo ha faticato, e continua a faticare non poco, nel trovare assestamenti che, in altri paesi del nostro Pianeta, governa ed amministra senza grossi contraccolpi, senza provocare disastri alcuni al cambio della guardia, ma nel modo più naturale possibile.

Il bipolarismo, evidentemente, non deve essere quella una ricetta politica che può applicarsi al nostro Paese. E lo abbiamo constatato.

E se fossimo andati a rivedere la storia dei nostri partiti politici, dall'Unità d'Italia ai nostri giorni, forse avremmo meglio capito che non è sufficiente guardare oltre il confine di casa propria, per scopiazzare ideologie, metodi e metodologie, pensando di aver risolto i problemi.

Dalla fine del Settecento, quando nei Paesi europei si fanno sentire i riverberi della Rivoluzione francese, nelle regioni della nostra Penisola, si registrano alcune esigenze nuove. C'è voglia di Carte Costituzionali e di Parlamenti, che recepiscano le nuove esigenze delle classi emergenti: la borghesia e le masse popolari.

Nascono "club", circoli, società segrete. Prosperano idee radicali e moderate che finiranno per spaventare i regnanti dell'epoca che, dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte, cercheranno di rimettere a posto ogni cosa con il Congresso di Vienna (1814-1815).

Seguirà una serie di rivoluzioni: 1830, 1848, le Guerre d'Indipendenza.

In questa ultima fase venne riconosciuto il diritto alla nobiltà a prendere la guida di un probabile progetto unitario.

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