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Yuval Noah Harari: “Homo Deus. Breve storia del futuro”

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Yuval Noah Harari è nato a Kiryat Ata è naato in Israele, è nato il  24febbraio 1976, è uno  storico, saggista e professore universitario israeliano.

Harari ha vinto due volte il Premio Polonsky per la Creatività ed Originalità, nel 2009 e 2012. Nel 2011 ha vinto il "Society for Military History's Moncado Award" per articoli di qualità in storia militare. Nel 2012 è stato eletto membro della Young Israeli Academy of Sciences.

Ha pubblicato numerosi libri e articoli nelle più prestigiosi riviste scientifiche internazionali. Articoli che, a dire il vero, non hanno mancato di creare polemiche non solo nel mondo scientifico, ma anche in quello economico.

Con la caduta del Muro di Berlino e del mondo comunista dell'ex Unione sovietica, ha scritto articoli inneggiando al "… sistema liberale, il solo capace di garantire le libertà individuali".

Uno dei primi libri di Harari, " Sapiens. Da anaimali a dèi. Breve storia  dell'umanità" , Bompiani editore 2015, si occupa dello sviluppo, esamina l'iter della storia dell'umanità e delle varie rivoluzioni: industriali, chimiche, politiche, tecnologiche … !

Il passo successivo è la pubblicazione di "Homo Deus. Breve storia del futuro", pagine  547, €.16.,Bompiani editore, 2018, e di cui ci occupiamo in questa recensione.

Alla domanda di Luca Mastrantonio, durante un'intervista sul "Corriere della Sera" del 2 maggio scorso, "Oggi più che mai sentiamo il bisogno di leader con una visione", lo scrittore Yuval Noah Harari risponde: «Sono emersi i limiti strutturali del tipico leader populista che ha vinto le elezioni esasperando le divisioni: ha sostenitori che gli danno ragione anche se dice che il sole sorge a ovest e oppositori che lo criticano anche se dice che il sole sorge a est. Così puoi vincere in democrazia, ma non governi la crisi. I leader populisti che fanno? Esasperano le divisioni, fomentando l'odio per gli stranieri e le minoranze. In India accusano gli islamici, i Paesi islamici accusano Israele, Trump accusa i cinesi... Ma il coronavirus ci sbatte in faccia che l'umanità è globale, ha un solo destino. Non abbiamo bisogno di nuove ideologie o religioni per capirlo. Agli occhi del virus fa differenza se sono israeliano o italiano? No. Siamo tutti prede. Le uniche differenze, anagrafiche, valgono in ogni Paese".

E rende attenti che l'"Homo Deus" senta la necessità di guardare al futuro. Con ottimismo. 

Harari, come scrive al punto uno del nuovo programma dell'umanità partendo da una considerazione innegabile, argomentata e strutturata con un'infinità di dati, ottenuti con una ricerca rigorosa, e maniacale: "All'alba del III millennio, l'umanità si risveglia, allunga braccia e gambe e si strofina gli occhi. Reminiscenze di un incubo spaventoso ancora le attraversano la mente. 'C'era qualcosa con il filo spinato, e gigantesche nuvole a forma di fungo. Oh, bè, sí è trattato solo di un brutto sogno.' In bagno, l'umanità si lava la faccia, esamina allo specchio le rughe sul viso, poi si prepara una tazza di caffè e apre la sua agenda. 'Vediamo che cosa c'è in programma oggi.' Per migliaia di anni la risposta a questa domanda è rimasta immutata. Gli stessi tre problemi hanno angustiato le popolazioni della Cina del XX secolo, dell'India medievale e dell'antico Egitto. Carestie, pestilenze e guerre erano sempre in cima alla lista. Per generazioni e generazioni gli umani hanno invocato ogni sorta di divinità, angelo o santo e hanno inventato innumerevoli strumenti, istituzioni e sistemi sociali — ma continuavano a morire a milioni a causa dell'inedia, delle epidemie e della violenza. Molti pensatori e profeti giungevano alla conclusione che la penuria di cibo, la diffusione delle malattie e i conflitti bellici appartenessero in maniera inscindibile al piano cosmico divino o alla nostra imperfetta natura e niente, eccetto la fine dei tempi, avrebbe potuto liberarci da queste piaghe. Tuttavia, all'alba del III millennio, il risveglio dell'umanità è accompagnato da una stupefacente constatazione. La maggior parte delle persone di rado ci riflette, ma da qualche decennio siamo riusciti a tenere sotto controllo carestie, pestilenze e guerre. Di sicuro questi problemi non hanno ancora trovato una soluzione definitiva, ma da incomprensibili e incontrollabili forze della natura sono stati trasformati in sfide che possono essere affrontate. Non abbiamo bisogno di pregare alcun dio o santo che ce ne liberi. Possediamo infatti conoscenze sufficienti riguardo a ciò che occorre per prevenire carestie, pestilenze e guerre – e di solito riusciamo nell'intento" (pagg. 7/8).

 

Dall'impotenza, accumulata in milioni d'anni, alla certezza di poter gestire ogni evento con la scienza e le nuove tecnologie.

Il libro si divide in tre parti.

La prima parte, "Homo sapiens alla conquista del mondo", affronta l' "Antropocene", la nostra epoca geologica, con le sue peculiarità fisiche, chimiche e biologiche che condizionano, in chiave globale, la vita che l'uomo devasta quotidianamente la natura, l'atmosfera, l'ambiente …! E pone tre domande: "Qual è la differenza tra gli uomini e gli altri Animali"? "Come ha fatto la nostra specie a conquistare il mondo"? "Homo sapiens è una forma di vita effettivamente superiore o soltanto il bulletto del quartiere"?

La seconda parte, "Homo sapiens dà un senso al mondo", si occupa dei "Narratori", del prima e del dopo l'invenzione della scrittura, fino alla "Rivoluzione umanista".

La terza parte documenta come l'uomo, dopo aver fatto passi da gigante, si è cacciato in un circolo cieco, incapace di gestire l'odierna "bomba a orologeria" che ha creato. Ed è questa la sfida dell'uomo presente e del futuro.

 

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