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Fonte: https://codicedeontologico-cnf.it/
Con sentenza n.296 del 24 ottobre 2025, il Consiglio Nazionale Forense ha sanzionato l'avvocato che ha intrattenuto rapporti sessuali con un magistrato all'interno del palazzo di giustizia.
Vediamo nel dettaglio il caso e le motivazioni che hanno indotto il giudice disciplinare all'adozione della provvedimento sanzionatorio.
I fatti del procedimento
A seguito di una segnalazione pervenuta dalla Procura della Repubblica, un avvocato è stato sottoposto a procedimento disciplinare per aver intrattenuto rapporti personali confidenziali e sessuali, talvolta consumati all'interno dei locali di una sede giudiziaria, con un magistrato con funzioni di Presidente del Collegio di Corte di appello, dinanzi al quale si celebravano processi dallo stesso avvocato patrocinati, il quale, benché fosse amante stabile del magistrato, si è ben guardato dall'astenersi compiendo, in tal modo, un atto contrario ai doveri di ufficio. Per tale condotta, l'avvocato è stato sottoposto anche a procedimento penale in quanto sospettato di aver strumentalizzato la suddetta relazione sentimentale con il magistrato al fine di ottenere, in talune circostanze, concreti vantaggi processuali per i propri assistiti.
Sebbene in sede penale il giudice abbia accertato l'insussistenza di un collegamento sinallagmatico tra le prestazioni sessuali dell'avvocato e lo sviamento dalle funzioni giudiziarie da parte del magistrato, i fatti accertati sono stati ritenuti rilevanti sul piano deontologico e sanzionati dal CDD con la sospensione di cinque mesi dall'esercizio della professione forense, considerati
(a) il grave danno d'immagine alla professione, anche alla luce della notorietà dei fatti a livello distrettuale,
(b) l'oggettiva gravità della condotta, in quanto rivolta contro il corretto funzionamento della giustizia,
(c) la mancata percezione del disvalore dei fatti da parte dell'avvocato;
(d) la natura della relazione e la giovane età rispetto all'autorevolezza e maturità del magistrato.
L'incolpato ha impugnato la decisione chiedendo l'annullamento della sanzione irrogata, lamentando la contraddittorietà e l'ingiustizia manifesta della decisione nonché la contrarietà della sanzione al principio proporzionalità.
La decisione del Consiglio Nazionale Forense
Avvalorando la tesi del CDD, il Consiglio Nazionale Forense ha affermato la contrarietà ai principi deontologici del comportamento dell'avvocato che, intrapresa una relazione sentimentale con il magistrato capo dell'ufficio, non si astenga, rinunciando ai mandati in corso, dal patrocinare cause promosse innanzi a quell'ufficio, specialmente quando assegnate ai Collegi dei quali il magistrato era componente.
Ciò in quanto, innanzitutto questa condotta omissiva si pone in contrasto con l'art.24 cdf, a norma del quale l'avvocato nell'esercizio dell'attività professionale
Peraltro, il Consiglio ha sottolineato come l'intrattenere incontri sessuali o "effusioni amorose" all'interno di un luogo di giustizia, destinato alla tutela dei diritti e non alla soddisfazione del proprio piacere personale, di certo lede la dignità e il decoro che devono ispirare la condotta sia professionale che personale dell'avvocato.
Per questi motivi il Consiglio ha ritenuto che la condotta dell'incolpato abbia violato
Quanto all'entità della sanzione, il Consiglio ha ritenuto giustificata la sanzione irrogata dal CDD tenuto conto della gravità assoluta delle condotte poste in essere, della pluralità delle medesime, del gravissimo nocumento inferto all'immagine della professione, dell'eco mediatico dei fatti e dell'assenza di qualsivoglia riconoscimento anche postumo del disvalore delle condotte in concreto poste in essere in violazione dei canoni deontologici e dei principi generali che devono improntare la sempre e ovunque la condotta dell'avvocato.
Conseguentemente, il Consiglio Nazionale Forense ha rigettato il ricorso.
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Il mio nome è Anna Sblendorio. Sono una persona curiosa e creativa e mi piace il contatto con la gente. Amo dipingere, ascoltare musica, andare a teatro, viaggiare e passare del tempo con la mia famiglia ed i miei amici. Nel 2008 mi sono laureata in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari "Aldo Moro" e successivamente ho conseguito l'abilitazione per l'esercizio della professione da avvocato. Nel corso degli anni ho collaborato con diversi centri di formazione occupandomi di tutoraggio in materie giuridiche e nel 2022 ho iniziato a collaborare con la testata giuridica online www.retidigiustizia.it.