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8,5 milioni di atti in arrivo

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Ecco la vera ed autentica azione "poderosa" promessa dal Governo: non l'abbiamo purtroppo intravista nel tentativo di trasferire liquidità reale alle imprese, ma la potremo osservare nel fiume di atti amministrativi con cui l'Agenzia delle Entrate si appresta ad irrorare i cittadini italiani a partire dal 01 giugno 2020. Dall'emergenza sanitaria dunque all'emergenza fiscale è un attimo: lo scenario fiscale per la seconda parte del 2020 è stato tratteggiato mercoledì scorso 22 aprile alla Camera dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Durante l'audizione Ruffini ha "garantito" che saranno 8,5 milioni le notifiche di atti da perfezionare tra giugno e dicembre, fra accertamenti, lettere di compliance e avvisi bonari.

Nello specifico, si tratta di 3,7 milioni di atti, comunicazioni e notifiche in scadenza entro fine anno, a cui si aggiungono altri 4,8 milioni di comunicazioni che, seppur non in scadenza al 31 dicembre 2020, devono essere notificate per consentire ai contribuenti di sanare tempestivamente errori sanabili anche con il pagamento di sanzioni ridotte prima dell'emissione dell'atto, evitando il maturare di ulteriori interessi sulle maggiori somme richieste in pagamento. Eccezion fatta per i termini infrannuali in scadenza - vedi l'imposta di registro -, i termini scadono, salvo rarissime eccezioni, il 31 dicembre 2020, dunque non si tratta, necessariamente, di attività complessivamente imminenti, da compiere ancora in una situazione di emergenza, come lascia invece trasparire il Direttore facendo riferimento esplicitamente ad attività da porre in essere già dal 1° giugno quasi ad intimorire i contribuenti ancora in quarantena.

Inoltre, quand'anche la notifica avvenisse subito dopo la riapertura, i contribuenti avranno un mese di più per ricorrere e/o pagare, vista l'applicabilità della sospensione feriale per gli accertamenti esecutivi, che rappresentano, presumibilmente, una bella fetta di questi accertamenti. L'Agenzia delle Entrate a giustificazione della sua prevista intensa attività amministrativa, afferma che se ci fosse stata la proroga biennale, i contribuenti sarebbero stati avvantaggiati, in quanto avrebbero potuto pagare con più calma. In poche parole: la proroga biennale dei termini sarebbe norma a vantaggio dei contribuenti, non degli uffici che, ha sottolineato Ruffini, sono "perfettamente in grado" di notificare tutti gli atti in scadenza.

Affermazioni che però continuano a non convincere. Infatti notificati gli atti scatta, dopo sessanta giorni o spirato il termine per il ricorso, l'obbligo di pagare, ma è pur vero che, se si ricorre si paga solo il terzo delle imposte, e che, se si tratta di atti reclamabili del valore sino a 50.000 euro, il pagamento del terzo è sospeso per ulteriori novanta giorni, e che, se si presta acquiescenza ci sono dilazioni previste e che, in caso di ricorso il contribuente può chiedere, e anche ottenere, la sospensione dell'atto impugnato; sospensione che, riguardo all'impossibilità di pagare, - periculum in mora - ben può essere richiesta facendo riferimento allo stato di crisi causato dall'emergenza covid-19.

Infine: se questo è l'intento dell'Agenzia delle Entrate, perché non applicare compiutamente l'art. 9 della Legge n. 212/2000 - Statuto del Contribuente – che prevede, mediante decreto ministeriale, la sospensione per forza maggiore; perché non applicare l'art. 39 del D.P.R. n. 602/73, che consente la sospensione sino alla sentenza di primo grado; perché non applicare l'art. 2-quater del D.L. n. 564/94, che attribuisce alla Pubblica Amministrazione un generale potere di sospensione dei propri atti. Caro Ruffini, se l'obiettivo è quello di agevolare i contribuenti, hai a disposizione un ampio e variegato possibilità di soluzioni, che non richiedono una proroga biennale dei termini di decadenza.

Dunque, il rapporto "Fisco – Contribuenti" che si appalesa all'orizzonte temporale di giugno resta difficile e teso. L'Agenzia invierà atti a contribuenti che spesso non avranno risorse per fare fronte ai debiti con il Fisco e sceglieranno la strada del contenzioso, utilizzando tutti gli strumenti per rinviare i pagamenti.

Aspettiamo che la Politica, nello specifico Governo e Parlamento trovino il famoso punto di equilibrio; sarebbe delittuoso assistere, senza far nulla, alla prospettiva di una grandinata di atti di contestazione da parte del Fisco: l'equilibrio potrebbe essere rappresentato da una mini proroga di 2 mesi che, con la dilazione in qualche mese in più degli atti in scadenza nel 2020 permetterebbe minor tensione nel rapporto Fisco-Cittadino.

La Politica faccia il suo, ma dall'altro canto, l'Agenzia delle Entrate, al di là dei numeri e delle drammatizzazioni, dovrebbe operare su due direttrici convergenti: da un lato, avere la consapevolezza del periodo difficile che vivono contribuenti nel post-quarantena e usare il potere di accertamento con tutta l'attenzione possibile, senza farsi trascinare solo da ragioni di recupero del gettito. Dall'altro, l'Agenzia potrebbe usare nel modo migliore gli strumenti ordinari sopra enunciati che le consentono di sospendere gli effetti dei propri atti.

Inoltre, è sensazione di chi scrive che, le parole di Ruffini contengano anche un velato messaggio alla Politica di aprire nuovamente ad una procedura di regolarizzazione agevolata - condono - per tutto lo scaduto pre e post emergenza epidemiologica. Chi vivrà vedrà.

Meditate contribuenti, meditate, ed ovviamente, ancora per pochissimo restiamo tutti a casa.

 

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