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L'ombra della Colpa - Ogni avvocato deve saper raccontare qualche frottola con il sorriso sulle labbra.

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 Ieri sera mi ha telefonato la Salmaso. Ero con Giulia a bere una cosa sul porto ed a guardare il tramonto che calava lento sulle barche. Dondolavano piano.Ha pronunciato poche parole. Non ha perso il suo stile secco come un dispaccio militare. Mi ha domandato se siamo pronti per l'udienza. Le ho risposto di si, anche se in cuor mio non ho smesso di avere paura. Ho sempre il terrore che un fattore imprevedibile scenda dal cielo o sbuchi da qualche parte. Non sai mai come possa evolvere la causa. Ho studiato per due giorni come un monaco. Farlo senza Agata in studio è stato difficile e diverso. Giovanni mi ha aiutato. E' un ragazzo sveglio. Ha saputo capire le dinamiche del nostro mestiere fin da subito. Risponde al telefono con disinvoltura e mente spudoratamente ai clienti quando gli dico che non voglio parlare con nessuno. Ogni avvocato deve saper raccontare qualche frottola con il sorriso sulle labbra. E' il nostro lavoro e farlo bene è una qualità che bisogna possedere per trarsi d'impaccio in certe situazioni. Giulia mi ha chiesto di Agata. Le ho detto che è andata via senza dirmi nulla. E' rimasta in silenzio. Idem Ottavio. C'è qualcosa che loro due sanno e non dicono. E' evidente. Comunque non posso occuparmene ora. L'udienza della Salmaso è domani e l'ha pure annunciata il telegiornale locale. Interrogare un bambino non sarà facile. Non ho risposto nulla alla memoria di Tardito. Replicherò in aula. Spero soltanto che il nipote della mia cliente sia in grado di confermare la tesi che un guizzo mentale folle mi ha suggerito. Se riesco ad avere una conferma del genere,posso spengere nella mia testa quella sensazione strisciante che la telefonata tra la mia assistita ed il suo difensore in sede civile è capace di trasmettermi ogni volta in cui la ascolto. In ogni caso cercherò di sbarazzarmi di questa telefonata scivolosa come saliva. Almeno ci proverò.

Mi sento pronto ma in realtà non lo sono mai. Più studio e più ci si rende conto della nostra inadeguatezza. Affrontare queste prove umane e processuali nello stesso anno deve essere il portato di un disegno più grande. Non me lo spiego diversamente. Sento addosso tutta la mia finitudine. Nel film La mia Africa, l'amico di Denys Finch Hutton – Barkeley Cole mi sembra si chiamasse -dice alla Baronessa Blixen che quando si arrivava oltre un certo confine sentimentale, si apriva una landa dove c'erano i draghi. Io mi sento lì, oltre i confini del mare, dove i draghi oppure i leoni vivono in pianta stabile. Lo dicevano gli antichi, hic sunt leones. Come si fa a vivere normalmente quando la tua vita è in perenne combattimento con una sinusoide ? Mi viene in mente un mio ex praticante che se ne andò via dallo studio dicendomi che non se la sentiva più di vivere una vita in sistematica emergenza. E' il rovescio della medaglia di chi fa l'avvocato. Stare sopra un cavallo che non finisce il rodeo neanche quando dorme. I sabati e le domeniche sono momenti di quiete apparente. La tempesta èdietro l'angolo. Da anni, ormai, dormo malissimo la notte della domenica. Il mio inconscio percepisce in quelle notti di confine cosa avverrà il giorno dopo. E' una prigione dorata, la nostra.Neanche più dorata, ormai. Laccata. E' una vernice in superficie che non attecchisce in profondità. L'oro luccica all'esterno ma dentro è grigio spettro. Ieri mi ha assalito un pensiero galeotto. Come sarebbe stata la mia vita se avessi fatto l'insegnante di letteratura:magnifica, ho pensato. Sarei stato più povero ma più felice, e mi sarei sentito più completo. Avrei avuto problemi a rapportarmi con i ragazzi ma insegnare letteratura in un liceo di provincia avrebbe avuto i suoi pregi, almeno per me. Sarei andato a scuola la mattina preparando una lezione sempre diversa il pomeriggio prima. Il mio professore di latino e greco faceva così. Non smetteva mai l'aggiornamento. E' morto da poco. Ci dava sempre del lei ed aveva la capacità di far stormire dentro i nostri animi i versi greci e latini. Mai e poi mai mi è accaduto di poter sentire vivi e pulsanti gli autori come con lui. L'ho incontrato poco prima di morire. Mi ha guardato, mi ha fatto una carezza che non scorderò mai più e si è voltato di scatto. E' stato il suo saluto.L'ho capito che mi stava salutando trattenendo a stento la commozione. Perchè è sempre così doloroso dirsi addio ? Dopo l'esperienza con mio padre, capisco quando tutti i giochi sono terminati. La vita è straordinaria ma ognuno di noi comprende quando è il momento di dover salutare qualcuno e la vita. E' sempre un istante quello in cui tutte le parole che si potrebbero dire diventano inutili, un cartoccio da bruciare in silenzio. Non si parla in quei momenti. Si sta muti e si soffre come sangue pulsante. La letteratura è forse il morbo che mi ha inoculato il mio professore. Aveva il senso della cultura, non so come dire, quella per cui tutto ad un certo momento diventa chiaro e intorno c'è solo pace. Quando penso a lui mi viene in mente un libro che si intitola L'Avvocato di Francesco Sansovino. E' un trattatello del 500'. Sansovino aveva provato a fare l'avvocato ma senza fortuna. Era quindi diventato editore così potendo conservare per iscritto un ricordo della sua prima esperienza professionale. Scriveva già allora come non potesse esistere un avvocato che non sia prima di tutto un uomo di lettere. La letteratura viene prima. La vita dell'avvocato in fondo è destinata all'ascolto degli altri e delle loro storie. E' un po' come se l'avvocato si trovasse alla sera intorno ad un fuoco. Ci sono persone che raccontano, davanti a quelle fiamme. L'avvocato è dall'altra parte del falò e sente il compito di non perdere neanche una parola di tutte quelle narrazioni intime. Chi ascolta gli altri non è un automa. Deve stabilire una certa empatia con chi parla, altrimenti basterebbe un registratore. Allora mi chiedo come facciano tanti miei colleghi ad ascoltare tutte le miserie umane di cui vengono fatti partecipi senza stabilire un contatto con chi si confessa con loro. Cosa c'entra la letteratura, scusa ? Basta un po' di sensibilità. La letteratura è tutta tramata di storie, è una narrazione continua, inesausta, che si ripete e si rinnova dall'interno, con la cadenza tipica delle cose che non finiscono mai. Chi legge, chi ama le lettere, ama anche le storie ed è più incline ad ascoltarle, a lasciare loro un poco di spazio dentro di sé. Questo è un avvocato, un uomo che prima di tutto sa ascoltare le storie altrui lasciandogli uno spazio. Tutti questi libri e la mia personale empatia non ci pongono mai al riparo dai rovesci processuali. Giobbe è il primo simbolo letterario ed umano della resistenza dell'avvocato. E' colui che non si arrende anche se il Signore lo tradisce, lo umilia, lo fa ammalare, lo vitupera con mille disgrazie. Giobbe bestemmia, si infiamma, lotta, poi si abbatte, si ammala, perde la fiducia. Questa è l'eterna condizione dell'avvocato: la sindrome del naufragio, o della sconfitta. Forse anche in questa perenne condizione di debolezza data dalle sconfitte sul campo – sempre più numerose di qualche rara vittoria – sta la forza delle lettere. Ti dicono che qualcuno, in un'altra storia, c'è passato prima di te. Ed è sopravvissuto. Farò così, anch'io. Cercherò di sopravvivere.

Lo devo anche al mio professore, in fondo.

 Sono in aula. La Salmaso è seduta vicina a me. E' un treno dentro una galleria. Non sta ferma un attimo. Il fatto di poter vedere il nipote non la lascia tranquilla. Tardito è sereno come non l'ho mai visto. Ogni volta che entro in quest'aula mi torna in mente Agata. Ancora oggi non so spiegarmi cosa sia accaduto. La sua fuga senza neanche una spiegazione. Un amore che sembrava essere sbocciato come un fiore nel deserto è poi bruciato all'improvviso. E' assurdo. Ci sono notti in cui la sogno. La mia ferita, la mia delusione sono troppo fresche e ancora cocenti. Entra il Tribunale. Ci alziamo. Fanno entrare il bambino. E' un ragazzino bellissimo. Non l'avevo mai visto di persona. E' biondo, con due occhi verdi grandissimi. E' scortato dalla psicologa. Il Presidente lo saluta e lo invita a sedersi davanti a lui. Il bambino va e si accomoda. Sua zia lo guarda. I loro occhi si incrociano. Sembra che in aula ci siano soltanto loro. I loro sguardi sono profondi. Durano attimi ma ci puoi sentire battere tutto l'oceano delle loro sofferenze. Sono mari che refluiscono dentro lo stesso bacino. Questo non è soltanto un processo di parti, ma soprattutto di cuori disperati, alla ricerca di un po' di luce dopo tanti giorni di oscurità. Siamo qui per questo, mi dico. Per portare la luce dove è rimasto il buio. Siamo inciampati nel male. A volte, nella vita, non sai il motivo, ma accade. La cosa migliore, in questi casi, è riuscire ad uscirne nel tempo più breve possibile. La mia mente deve essere concentrata. L'unico punto che devo cercare di isolare è il temperamento del bambino. Altro non interessa. Devo mettere in luce la sua personalità e il rapporto di parentela che corre tra di lui e sua zia. Basta. Non devo fare altro.

Mi alzo subito.

- Presidente, se mi permette, avrei una questione da porle in replica alla memoria depositata dal PM.

- Dica pure avvocato. Ha il diritto di replica. Non è rituale tutto questo ma non posso impedirle di dire la sua.

- Grazie. Il PM si è opposto all'incombente odierno ma al riguardoposso dire che sbaglia ancora una volta. Per quanto riguarda la telefonata tra la mia cliente e il suo difensore nell'ambito di un procedimento civile, replico dicendo e sottolineando come si tratti di una telefonata intercettata quando la mia cliente stava parlando con il proprio difensore. Sappiamo tutti che ai sensi dell'art. 103 v co. Cpp non sono consentite le intercettazioni delle conversazioni svolgentisi tra difensore e assistito. Parimenti, poiché in realtà queste telefonate vengono sempre ascoltate comunque, mi richiamo allo stesso articoloil quale prescrive che tali intercettazioni non possono essere utilizzate. O meglio, i loro risultati. Quindi, chiedo l'espunzione dal fascicolo dibattimentale della telefonata predetta.

- Dott. Tardito, anche per lei si tratterebbe di una controreplica non rituale ma la autorizzo a dire qualche parola per non violare la regola del contraddittorio.

- Grazie, Presidente. Poche parole davvero. Sappiamo tutti quale sia lo stato della giurisprudenza in materia. La Suprema Corte, nel 2014, ha cambiato l'assetto della questione. Ha statuito infatti che le telefonate tra difensore e assistito sono utilizzabili laddove il primo nulla abbia fatto o consigliato come avvocato ma si sia limitato ad ascoltare il cliente come se fosse un amico. La Cassazione dice che, quando le telefonate, intercorrono tra avvocato e cliente, ma i due siano legati dall'amicizia oltrechè dal vincolo fiduciario, diventa necessario accertare in concreto se abbia prevalso l'amico, il confidente, oppure l'avvocato. In questa telefonata la Salmaso si confessa, confessa la sua morbosità all'avvocato amico che nulla dicelimitandosi ad ascoltare senza nulla esprimere o consigliare in termini professionali. La telefonata è utilizzabile. In più, la difesa ha chiesto di sentire anche il minorenne al fine di scongiurare i prevedibili rischi processuali derivanti da tale intercettazione e quindi avrebbe fatto più bella figura, anzi una figura più coerente, se avesse accettato la telefonata e risparmiato questo bambino che ha già tanto sofferto.

Il Presidente ringrazia il PM per la brevità e detta l'ordinanza. La telefonata resta dentro il fascicolo perché la giurisprudenza – citata da Tardito – è quella prevalente. Se telefoni ad un avvocato amico, e gli confessi un omicidio, e questo si limita a starti ad ascoltare senza nulla dire di "difensivo", quella telefonata servirà agli inquirenti per incriminarti.

-Possiamo iniziare l'esame. Lo condurrò io personalmente come recita il codice - dice il Presidente -. Le parti possono formulare domande e contestazioni ma dovranno proporle a me.

Prego avvocato.

Tocca a lei.

 - Può chiedere a Tomaso quali siano i suoi rapporti con la zia ad oggi ?

Partiamo da una domanda in campo neutro, molto aperta, esposta a tutti i venti del destino ed a tutte le risposte possibili. Negli esami dei minorenni bisogna cominciare sempre con domande aperte, a ventaglio. Almeno con quelle in cui nulla c'è da temere. Il Presidente annuisce e formula la domanda a Tomaso. Il bambino ascolta attento e deglutisce una volta, due volte.

La psicologa gli posa una mano sul braccio.

- Mia zia mi vuole bene. E' molto apprensiva. Mi fa da mamma.

- Può domandare perchè gli abbia fatto anche da mamma ? Mi risulta che una madre ci sia già.

- No avvocato, questa non gliel'ammetto. La riformuli con modalità diverse.

- Può chiedergli cosa è accaduto dopo che è morto suo papà ?

Il Presidente annuisce e formula la domanda.

- Mia mamma ha cominciato a stare male. Aveva delle crisi e doveva stare da sola, al buio. La zia veniva sempre più spesso a guardarmi. Papà non c'era più, papà mi voleva bene, era sempre vicino a me. Mi raccontava le storie ma io volevo stare con la mamma. Lei non stava bene.

- La zia cosa faceva quando non c'era la mamma ?

La maledetta domanda è uscita.Tanto, prima o poi avrei dovuto formularla. Per quanto generica, può nascondere dentro la risposta la condanna o l'assoluzione della mia cliente. E' una domanda da trecento scudi, la sfida intorno alla quale ho girato per tutto il tempo del processo.

- La zia mi teneva la mano di sera e mi raccontava le storie. La zia mi teneva stretto e dormivamo insieme. Mi mancava la mamma.

- Dormivate insieme ?

- Si, la zia mi faceva le carezze.

- Dove ? - Lo chiedo io prima di Tardito -.

- Sulla testa, sul viso. Di notte, ci abbracciavamo stretti. Io piangevo. Piango ancora oggi.

- La zia è sempre stata affettuosa con te ?

- Si.

- Però nelle dichiarazioni rilasciate alla PG ed alla psicologa aveva detto che la zia lo toccava. Può chiedere questo Presidente ?

- Tomaso puoi dirci cosa intendi quando hai riferito che la zia ti toccava ?

- La mamma mi ha detto che dovevo dire così, la zia mi ha sempre fatto soltanto delle carezze. Ci abbracciavamo sempre. La mamma mi diceva che dovevo dire che la zia mi toccava. Credevo si riferisse alle carezze.

Tardito interviene e chiede se il Presidente possa domandare a Tomaso quando la mamma gli avrebbe rivolto questo tipo di ammonimenti. Avrebbe dovuto attendere il suo momento, cioè quello del controesame ma non mi oppongo. Sta facendo il lavoro ostico che dovrei fare io quando temi che una domanda possa scoppiarti in faccia con terribili conseguenze processuali e strascichi umani devastanti. Siamo tutti all'interno di una landa minata. Chi tocca un filo scoperto muore oppure viene spappolato dalle mine sotterrate sotto le parole rivelatrici del minore. Non vorrei andare avanti ma presagisco che qualcosa di atroce sta per spalancarsi sotto di noi. Il Presidente è combattuto. La domanda che Tardito gli ha avanzato è o potrebbe essere suggestiva ma bisogna farla. Fagliela Cristo, mi ritrovo a pensare.

- La mamma, dopo che papà è morto, mi ha detto che la zia mi portava via da lei. Dovevo dire che la zia mi toccava qui e qui – mima le zone genitali e il sedere – perchè così avrebbero capito che era cattiva e io avrei potuto restare da solo con la mamma. Poi la mamma è andata via, è andata via e la zia non c'era più...La zia non mi ha mai fatto niente...Zia diglielo, diglielo che io sono bravo, zia ...zia io non ho detto niente per farti male, mi dicevano che non ti sarebbe successo nulla,zia zia...

- Perfavore basta, basta !

La Salmaso è esplosa, è una diga in piena, non riesco neanche più a tenerla. Il nipote ormai piange, la Salmaso urla, ed il Presidente fa fatica a mantenere l'ordine. E' un pandemonio. L'udienza viene sospesa. Tardito sembra un poco interdetto. Mi sembra di scorgere Agata che infila la testa nella porta mentre il carabiniere di guardia sta chiudendo le porte. Sono un visionario che non capisce più cosa stia accedendo ? La Salmaso appare prosciugata da tutta la sofferenza che una persona può avere provato in così tanto tempo.Il Presidente rientra e Tardito chiede di procedere oltre.

- Scusi Pm, cosa vorrebbe ancora chiedere a Tomaso, non ritengo che si possa insistere oltre.

Il ragazzo appare scosso emotivamente. Hanno dovuto trattenerlo perchè dava le mostre di volere scappare da sua zia. E' un bambino in profonda difficoltà, senza una guida precisa, spogliato della sua identità esistenziale. E' un puledro fuori dal paddock. E' un essere frangibile, come un vaso di cristallo esposto alle intemperie.

- Presidente, mi rendo perfettamente conto ma il bambino ha fornito una versione completamente diversa per ben tre volte ed a soggetti diversi. Vogliamo sapere perchè la verità processuale emersa oggi sia maggiormente affidabile di quella su cui abbiamo poggiato un processo intero.

- La difesa ? Mi apostrofa il Presidente.

- Devo dire che la risposta si trova già negli atti di questo processo, signor Presidente, se posso rispondere io. Se fosse stato celebrato fin da subito – come si doveva – un incidente probatorio con tutte le garanzie del contraddittorio, oggi non ci troveremmo a dover scegliere. Ed a tartassare un bambino inerme.

Se Lei, se il Tribunale deciderà di proseguire in questo esame suicida, allora dovremo risentire ancora la psicologa e gli ufficiali di Pg che hanno proceduto a raccogliere le sommarie informazioni. Ci dovranno spiegare tutto quello che oggi Tomaso ha rivelato e che avrebbe potuto emergere già durante l'incidente probatorio. Teniamo infine presente che procedere nell'esame equivale a fare altri danni ad una psiche già provata. E se questo bambino non è già una prova ex se mi dica Lei cosa dobbiamo ancora dimostrare.

Tomaso è un uccellino al freddo. Un bambino che trema e piange in silenzio. Giuro, giuro su Dio che quella creatura tremante, e fallibile per il resto della sua vita, sarà l'immagine peggiore che mi porterò per sempre impressa nella mia memoria mortale.

- Io mi rifiuto di andare avanti e se il Dottor Tardito insiste in questa linea voglio che sia messo a verbale che se ne assume tutte le responsabilità.

- Lei, proprio lei, osa venirmi a parlare di responsabilità ?

- Si, io, perchè ? Ma non si vergogna ?

- Sospendo l'udienza, se continuate così. Il Tribunale si ritira in camera di consiglio per decidere. Avvocato Squinzati, facciamo finta di non aver sentito l'ultima frase da lei pronunciata. L'udienza è sospesa.

Fisso il Presidente serenamente, dritto negli occhi. In silenzio, lo mando a fanculo dentro di me. Fai pure finta, mi dico,e vergognatevi pure voi. Se andate avanti siete dei macellai. La sospensione dura appena un quarto d'ora. Il tempo di fare due passi fuori da quest'aula di merda. Tardito fa l'incazzato. Ho preferito uscire per non compromettermi. Quando succedono cose del genere, temo che il mio autocontrollo – già debole di suo – svanisca del tutto e mi lasci a fare i conti con una rabbia insostenibile. Ho intravisto Agata al fondo del corridoio. Questa volta sono sicuro, non è una visione. Quando mi ha visto è praticamente fuggita attraverso una porta che dà sulle scale interne dell'edificio, manco avesse visto un fantasma. La ragazza ha la coda bagnata. Suona la campanella. Rientro al galoppo.

Il Tribunale è già a seduto.

- Il Tribunale, premesso che le dichiarazioni in oggi rilasciate dal minorenne, risultano pienamente attendibili in quanto esaminato in contraddittorio;

- che le dichiarazioni precedenti risultano vanificate dalla mancanza della difesa e di un consulente di quest'ultima;

- che il prosieguo dell'esame potrebbe cagionare danni irreversibili alla formazione del minore il quale risulta già visibilmente provatodalle domande delle parti;

- atteso che, tuttavia, il minore ha fatto riferimento ad un terzo, ossia alla madre, quale testimone indiretto,

rinvia l'udienza a dopodomani per sentire la madre del minorenne su quanto in oggi appena dichiarato.

Un'ordinanza tutto sommato che ci sta. Almeno sotto l'aspetto tecnico. Il Tribunale sta cercando di non lasciare il benchè menomo spazio ad una impugnazione futura della sentenza, qualunque essa sia. Tardito doveva chiedere l'esame del teste indiretto. Era l'unica cosa che potesse fare. E non l'ha fatto. In questi casi il Tribunale può decidere anche d'ufficio. L'esame della madre mi spaventa un po' ma va bene. Affronto il rischio. E' accettabile, avrebbe detto Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore di Ridley Scott. Me ne esco a braccetto con la Salmaso. Tomaso è stato allontanato subito dalla zia. La psicologa lo ha quasi sequestrato. Anche questa è una crudeltà come una lamanel cuore. Ho ben visto come si sono guardati zia e nipote. Lei gli ha fatto un sorriso immenso, tanto per sostituire tra di loro quel contatto fisico a cui dovevano essere intimamente abituati. Lui l'ha guardata un attimo più lungo, e poi è scivolato via, ma sembrava stare più saldo sulle sue gambe sottili, da giovane puledro. E' soltanto questione di poco tempo, le ho sussurrato all'orecchio. E' in quel momento che mi ha preso a braccetto, quasi a trovare il calore che avrebbe voluto dal suo nipotino. E'soltanto una questione di attesa. Sembra non finire mai ma prima o poi arriva.

Non può andare sempre tutto a puttane.

 

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