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Dalle “microstorie” locali Alla scoperta di figure dimenticate

rizzo

 Cinquanta fa, in Italia il dibattito storico, sulla scia dell'Annales si comincia a parlare di "microstorie".

Ma cosa sono le microstorie. Lasciamo la parola al dizionario storico della Treccani: "Tendenza affermatasi nell'ambito della storiografia sociale italiana… […]) Sul piano metodologico, la microstoria, ha prodotto indagini di lunga durata che si concentrano su aree geografiche molto circoscritte, per offrire una ricostruzione minuziosa e analitica della storia di piccole comunità locali: avvenimenti, personaggi e atteggiamenti mentali che inevitabilmente sfuggono alla storia di vasta scala, fatta di grandi processi storici analizzati per mezzo di categorie generali (Stato, ordini sociali, sistemi economici ecc.) e periodizzazioni convenzionali (Età medievale, moderna e contemporanea)". […] e l'introduzione di fonti e metodi nuovi (da un lato la quotidianità, i piccoli dettagli di biografie minori, dall'altro la dimensione dei comportamenti, delle strategie, del ricordo, della memoria, delle credenze, delle paure e dei dubbi collettivi)...". 

 A partire da quella data in Italia fu un rifiorire di iniziative, di ricerche su periodi e figure, cosiddetti, "minori" che arricchirono la storia locale e la memoria di intere Comunità.

Non è un lavoro di ricerca facile. Il più delle volte bisogna affidarsi a racconti di persone alle quali, magari, la memoria non è di grande aiuto.

Spetta al ricercatore vagliare le notizie, i documenti, scritti, quando ci sono.

Soprattutto in Comunità di piccole dimensioni si raggiungono risultati interessanti

Novantanove anni fa, il primo novembre 1922, a Niscemi, comune rurale nella parte sud orientale della Sicilia, è avvenuto nella pubblica Piazza, un omicidio proprio tre giorni dopo la famosa marcia su Roma di Benito Mussolini.

Si chiamava Salvatore Noto, di professione bastaio, per cui era stato coniato il soprannome di "Turi u su suddunaru".

A Niscemi c'era un nutrito gruppo di socialisti e comunisti che si confrontavano da qualche anno con alcuni fascisti della prima ora: dal 1919, per intenderci, l'anno in cui si costituisce il partito nazionale fascista.

L'assassinio di Salvatore Noto rappresenta l'unico caso di omicidio politico accaduto a Niscemi.

Gli storici locali, il canonico Rosario Disca e il prof. Angelo Marsiano, hanno affrontato la loro ricerca basandosi sugli articoli apparsi sulla stampa dell'epoca: "L'Ora" ed"Il Giornale di Sicilia". Mentre il primo giornale si occupò dell'assassinio nelle edizioni dei giorni 2-3, 9-10, 15-16, 24-26 novembre 1922. Il secondo giornale raccontò i fatti solo nell'edizione del 2-3 novembre.

Marsiano ha fatto una precisa scelta di campo affidandosi solo alle notizie scritte. E rifiutando le numerose testimonianze orali che aveva raccolto perché gli erano sembrate viziate da animosità di parte.

 Ma chi era Salvatore Noto?

Era originario di Chiaramente Gulfi, ridente cittadina del Ragusano, dove era nato il 19 ottobre 1889. Era coniugato ed aveva un figlioletto ancora lattante.

E' fiorita una leggenda su questa figura di bell'uomo, vestito sempre in maniera elegante, spavaldo e non disposto ad accettare prepotenze alcune. E quello era un periodo in cui le prepotenze si consumavano quotidianamente.

Quel primo novembre 1922 i fascisti niscemesi avevano esposto in piazza un cartellone, mettendo in ridicolo la precedente amministrazione socialista del sindaco Giuseppe Crescimone. L'offesa era forte, ma dallo stesso Crescimone era venuto l'ordine categorico di non accettare la provocazione riuscendo a convincere i numerosi contadini radunatisi in Piazza a rientrare nelle loro case.

Rimasta libera la piazza i fascisti inscenarono una manifestazione, con relativo comizio del prof. Giuseppe Tommasi dal balcone della Cassa agraria Maria SS. del Bosco. Giuseppe Crescimone, amico fraterno di Salvatore Noto, e conoscendone il carattere, era andato a trovarlo in casa e l'aveva pregato di non uscire e di non cedere a nessuna provocazione.

In realtà, nonostante le promesse fatte anche alla moglie, Salvatore Noto uscì di casa e si recò in piazza. Alla vista del cartellone provocatorio cercò di buttarlo per terra. Arrivarono i giovani fascisti, lo colpirono alla testa con un bastone e poi lo finirono con un colpo di pistola.

Le perquisizioni sia nella sede del fascio sia in casa di fascisti noti, portarono al sequestro di numerose armi. Ci furono degli arresti, ma l'amnistia di tutti i reati politici, grazie al decreto 22 dicembre 1922 del governo di Benito Mussolini, permise a tutti i fascisti incarcerati di tornare in libertà, compresi, quelli niscemesi.

 

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