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C'erano una volta i Partiti

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 Nel clima che si è venuto a creare nel nostro Paese negli ultimi venticinque anni, dopo la crisi politica dei partiti e il loro, quasi totale, disfacimento ci rendiamo conto che non è facile (o auspicabile?) parlare dei Partiti, della loro nascita e, soprattutto, del ruolo che, nel bene come nel male, hanno avuto nella società. E non solo in quella italiana.

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo gli elettori hanno premiato un partito, La Lega, e un Movimento, i 5stelle. Oggi abbiamo un governo che, non senza difficoltà, va avanti legittimato dal voto popolare e dalle promesse fatte in campagna elettorale. Il tempo, non bisogna mai dimenticarlo, è "un onesto galantuomo" e ci dirà se i sogni avranno un futuro o continueranno ad arricchire i nostri desideri in attesa del prossimo turno.

La bibliografia sulla storia dei partiti italiani è immensa e tutta degna di essere letta, con tutte le difficoltà, soprattutto, per quei giovani che hanno perso l'arte della lettura.

Un vecchio letterato svizzero-ticinese, l'avvocato Pino Bernasconi, studi a Firenze negli anni Trenta, punto di riferimento per tutti gli antifascisti che approdavano a Lugano e tanti altri impegni ancora, amava ripetere: "Nei momenti di confusione, caro amico, bisogna andare sempre ai testi". Ed io ne ho scelto due, alquanto datati, ma scritti con chiarezza, documentati apparati bibliografici e fonti al termine di ogni capitolo.

Il primo: Franco Catalano, "Storia dei partiti politici italiani", Editrice Eri, classe unica, Torino 1965. Ne esiste anche una seconda edizione del 1968.

Il secondo: Giorgio Galli, "I partiti politici italiani. 1943.1991 Dalla Resistenza all'Europa integrata", Rizzoli, editore, Milano, 1991.

Il primo. Franco Catalano, storico italiano (Fidenza 1915-Novara 1990). Professore di storia contemporanea all'Università di Milano e dal 1976 a Modena, nella "Storia dei partiti politici italiani", dopo una contestualizzazione delle "… correnti politiche dalla fine del 1700 al 1860, si occupa dei partiti presenti nella scena nazionale dopo il 1861.

E' l'epoca degli unici due raggruppamenti politici che, di volta in volta, si contendono il potere.

La "destra storica" formata da liberali e da forze conservatrici, vicine alla Monarchia.

La "sinistra" composta da democratici, popolari ed intellettuali vicini alle idee repubblicane di matrice mazziniana.

Poi, verso la fine dell'Ottocento si organizzano il partito socialista, le leghe dei lavoratori, le società di mutuo soccorso. In Sicilia, dal 1891 al 1894 si organizzano "I fasci dei lavoratori", un'esperienza che segnerà il futuro del bracciantato e darà origine alle Camere del lavoro. Nel 1906 nascerà la CGIL.

L'ultimo atto dei partititi sarà scritto dal fascismo con la soppressione voluta da Mussolini, con la modifica della legge elettorale del 1938, che prevedeva la presentazione di un "listone" di deputati fascisti che venivano eletti in blocco. Ma già dal 1929 praticamente il parlamento era formato da soli fascisti.

Ma i partiti, anche se nella clandestinità, si organizzano per passare all'azione all'interno nel Comitato di liberazione nazionale (CLN) dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943.

Il secondo, Giorgio Galli (Milano, 10 febbraio 1928) è un politologo e docente universitario.

Il professore, laureato in giurisprudenza, docente di Storia delle dottrine politiche presso l'Università degli Studi di Milano, è stato uno dei più affermati politologi italiani.

La sua produzione di storico è orientata prevalentemente alla storia contemporanea italiana, in particolare al secondo dopoguerra.

Giorgio Galli, nei "I partiti politici italiani. 1943-1991 Dalla Resistenza all'Europa integrata" affronta la storia dei partiti italiani mettendo in evidenza luci ed ombre.

Sono pagine che ci rinfrescano la memoria e che ci inducono a riflessioni dai risultati non sempre scontati.

Galli, prime di entrare nell'argomento del titolo del suo libro indaga sui partiti, organizzatisi durante il fascismo.

Giustizia e Libertà, Partito repubblicano italiano, Partiti socialista, Partito comunista italiano e Democrazia cristiana, dove erano confluiti tutti i raggruppamenti moderati, le organizzazioni cattoliche presenti nel Partito popolare di don Luigi Sturzo.

Durante, il periodo settembre 1943 - aprile 1945, questi partiti, scrive Galli, "…hanno attraversato un'esperienza teorica, ideologica e culturale assai contraddittoria, che era inizialmente mossa dalla visione di una completa palingenesi della società, per poi subire una serie di involuzioni e di condizionamenti, alla fine sfociati in un programma politico che consisteva semplicemente nella realizzazione in Italia di una democrazia rappresentativa classica, con una legislazione economica e sociale avanzata quanto lo avrebbero permesso le circostanze di fatto". E, nel periodo immediatamente alla fine della guerra, innescò una forte diatriba tra quegli uomini politici che avrebbero voluto portare a termine una rivoluzione radicale e chi predicava la necessità di azioni moderate per tutta una serie di condizionamenti, non solo interni, ma anche di politica estera. 

La radicalizzazione dello scontro permise alla Democrazia cristiana il governo dell'Italia per oltre cinquant'anni determinando, di fatto, una "democrazia bloccata" a causa di un "bipartitismo imperfetto" senza la possibilità di un ricambio.

Il libro affronta lo spazio temporale che va dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta del "Muro di Berlino". Dalla nascita dei primi governi di Centro-sinistra alla nascita della Brigate Rosse e la lotta armata, dai vari governi che si sono succeduti in questo periodo fino alle vicende di "Mani pulite".

Ogni prospettiva di cambiamento ha fatto sempre sperare al "cambiamento radicale" e alla fine dei partiti.

Ma i partiti, prima o poi, sono risorti e non sempre hanno provocato esiti disastrosi.

Theodor Mommsen, (30 novembre 1817 – 1º novembre 1903) è stato uno straordinario storico, ma non solo, Premio nobel 1902, che ha scritto una ponderosa "storia di Roma". Nel capitolo XI, paragrafo no.3 affronta la soppressione dei vecchi partiti: "Per uscire dalla vecchia e dolorosa situazione e per ringiovanire la repubblica, era anzitutto necessario pacificare il paese, cercando di rimarginare le gravi ferite infertegli dalla guerra civile".Ma alla fine i partiti sono risolti.

E sono trascorsi oltre duemila anni. 

 

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