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Avvocati e Covid-19. CNF: no a iniziative che si approfittino delle difficoltà altrui

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«Sanzioni ad avvocati che speculano sul dolore». Così esordisce la sezione "news" del sito del Consiglio nazionale forense (CNF) (https://www.consiglionazionaleforense.it/web/cnf-news/-/687342).

Ma vediamo cosa è accaduto.

Il tutto è partito da una segnalazione fatta da Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri). Secondo tale segnalazione alcuni avvocati avrebbero incoraggiato azioni legali contro i medici e i sanitari attualmente «impegnati in prima linea sul fronte dell'emergenza Covid-19 per tutelare e salvare la vita ai tanti cittadini coinvolti, anche a costo di mettere in pericolo la propria e quella dei loro familiari».

A parere del CNF, questo tipo di comportamento integra una condotta deontologicamente scorretta in quanto:

  • specula sul dolore e sulle difficoltà altrui, in un momento drammatico;
  • mina «l'immagine dell'avvocatura tutta, che invece, anche e soprattutto in queste circostanze, ancora una volta, sta dimostrando piena consapevolezza del ruolo sociale a cui è chiamata e a cui non intende sottrarsi».

Per questo motivo, il CNF ha adottato una delibera con la quale «censura e condanna con forza e convinzione ogni comportamento che in qualsiasi forma e modo integri grave violazione di principi etici condivisi, principi etici che informano e non possono non informare la professione di avvocato». 

In buona sostanza, il messaggio del CNF è un chiaro richiamo alla rilevanza sociale del ruolo dell'avvocato; una rilevanza, questa, che impone ai singoli professionisti anche, in un contesto di emergenza sanitaria e confusione nazionale, la correttezza dei comportamenti e il rispetto delle norme deontologiche.

Ma qual è il ruolo dell'avvocato?

L'avvocato:

  • «tutela, in ogni sede, il diritto alla libertà, l'inviolabilità e l'effettività della difesa;
  • assicura nel processo, la regolarità del giudizio e del contraddittorio;
  • vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione e dell'Ordinamento dell'Unione Europea e sul rispetto dei medesimi principi, nonché di quelli della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, a tutela e nell'interesse della parte assistita »[1].

Da tale ruolo, ne discende il prestigio della professione forense. Affinché detto prestigio resti tale, occorre che gli avvocati rispettino le norme deontologiche. 

Il comportamento scorretto posto in essere dal singolo professionista danneggia l'immagine dell'avvocatura quale entità astratta con contestuale perdita di credibilità dell'intera categoria (CNF, n. 192/2016) [2].

Per tale motivo il CNF, dinanzi alle iniziative oggetto della segnalazione su citata, sebbene limitate e marginali, è intervenuto:

  • assicurando alla Fnomceo «un'attenta e forte vigilanza di tutte le istituzioni forensi al fine di individuare e sanzionare i comportamenti di quei pochi avvocati che intendono speculare sul dolore e sulle difficoltà altrui, nel difficile momento che vive il nostro Paese»;
  • esprimendo «in maniera forte e incondizionata la propria gratitudine a tutti i medici, ai professionisti sanitari e ai tanti volontari quotidianamente impegnati nella cura e nell'assistenza dei cittadini colpiti dal contagio e la propria vicinanza a tutti i dottori, operatori, volontari, che sono stati contagiati dal Covid-19 nell'esercizio della loro opera di cura»;
  • stringendosi alla Fnomceo «in un rinnovato patto di collaborazione e alleanza».


Note

[1] Art. 1 Codice deontologico forense.

[2] Art. 2 Codice deontologico forense:

«1. Le norme deontologiche si applicano a tutti gli avvocati nella loro attività professionale, nei reciproci rapporti e in quelli con i terzi; si applicano anche ai comportamenti nella vita privata, quando ne risulti compromessa la reputazione personale o l'immagine della professione forense. 2. I praticanti sono soggetti ai doveri e alle norme deontologiche degli avvocati e al potere disciplinare degli Organi forensi». 

 

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