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Tristi episodi di disumanità Ci riportano al passato.

rizzo

 Il dramma quotidiano che i migranti stanno vivendo sul confine bielorusso con la Polonia, sono indizi che ci riportano al passato. Un triste passato.

Ci sono opere letterarie di grande valore morale e sociale che hanno visto  protagonisti i nostri nonni.

Quante persone, bambini, anziani, donne e giovani premano al confine con la Polonia per procedere verso l'Europa.

Proprio due giorni fa è morto un bambino di pochi anni per il freddo. Mentre nei giorni scorsi sono morte altri 10 persone.

Mi è venuto in mente Primo Levi e la sua opera "La Tregua", dove descrive, con i suoi 17 capitoli le fasi del suo ritorno a casa, dopo che lui e tanti altri prigionieri dei campi di sterminio erano stati lasciati dai carnefici tedeschi ai loro destini.

Siamo all'inizio del 1945. I Tedeschi abbandonano il campo di Buna-Monowitz e portano con sé tutti i prigionieri in grado di camminare. Primo Levi in quel periodo è gravemente ammalato ed è degente presso l'infermeria.

Nelle sue condizioni vi sono altre ottocento persone di cui cinquecento moriranno entro breve termine. Questi ammalati sono abbandonati al loro destino dagli aguzzini tedeschi. 

 Solo chi si organizza ha la possibilità di salvarsi.

Grazie all'ingegno di Levi e all'aiuto di altri due suoi compagni di stanza, la loro baracca è autosufficiente. Quando ormai si comincia a perdere le speranze, arriva la prima pattuglia russa seguita dagli aiuti. In attesa del rimpatrio, gli internati vengono trasferiti ad Auschwitz, dove un gruppo di volontari si prende cura di loro. Levi guarisce quasi completamente dalla scarlattina. Sentendosi meglio decide di avviarsi verso casa, ma la guerra non è ancora finita e la ferrovia è interrotta in più punti. Questo rende il viaggio difficile e tortuoso.

Giunto a Katowice, si separa dal compagno greco dal quale aveva imparato molte cose. Ora si trova in un altro campo di raccolta, dove rimane per un lungo periodo e dove fa diverse conoscenze. L'8 maggio del 1945 la guerra è finalmente conclusa e tutto il campo decide di organizzare una grande festa. Purtroppo il protagonista, durante una partita di calcio, viene sorpreso da un acquazzone e si ammala di pleurite secca. La guarigione sarà molto lunga. Dopo molte difficoltà burocratiche, viene annunciata la partenza in treno verso casa, ma, arrivato a Žmerinka (in Russia), il gruppo è costretto a dirigersi verso nord a causa di alcune linee bombardate, allungando notevolmente il percorso. 

 Fortunatamente il viaggio dura solo due giorni e una notte. Durante una notte con un forte temporale si fermano in un luogo sconosciuto. Dormono in un capannone e, solo al mattino, con la luce del sole, capiscono di trovarsi in un vecchio campo saccheggiato dai Tedeschi. Levi incontra per l'ultima volta l'amico greco. Durante questa sosta si sta bene e non si lavora, e in Levi comincia a nascere un senso di tristezza e di malinconia. Alcuni giorni più tardi sono portati in un altro campo a settanta chilometri di distanza, in un luogo chiamato "La casa rossa". La gente da trasferire parte a piedi in direzione di Staryje Doroghi e, già dopo pochi chilometri, il gruppo non è più compatto. La strada è sempre uguale, per tutta la sua lunghezza accenna appena una curva, altrimenti è totalmente diritta. Durante il percorso, Levi ed i suoi compagni decidono di nascondersi e dormire una notte in campagna; sarebbero arrivati alla casa rossa il giorno dopo con più calma. Arrivati, i responsabili li fanno alloggiare in un'enorme costruzione (rossa) circondata da una fitta foresta, che li ospiterà per ben due mesi. Per distrarsi durante il loro soggiorno cercano funghi nel bosco, fanno bagni nello stagno e organizzano un teatro.

Dopo sessanta giorni esatti di ozio a volte snervante, finalmente ricevono un telegramma che comunica il giorno della partenza verso casa. Saliti su di un treno merci, vengono portati fino a Iasi, in Romania. Lì cambiano treno, perché il loro è stato costruito per scartamenti russi e non può proseguire. Dopo altri giorni di viaggio, interrotti da una pausa forzata a Curtici durata sei giorni, raggiungono la Linea controllata dagli

Americani. A Monaco viene aggiunto al treno, già lungo, un altro vagone pieno di ebrei provenienti dall'Europa occidentale. Durante una salita il treno sovraccarico si spacca in due pezzi: alcuni si feriscono. Questa è l'ultima avventura prima di tornare alla vita normale. Sul Brennero gli ritorna in mente il fatto che venti mesi prima, all'andata, erano in seicentocinquanta, di cui ora solo in tre tornano. Arriva a Torino il 19 ottobre, e finalmente Primo Levi può rivedere tutti i suoi familiari.

Certo cambiano i protagonisti, cambiano le epoche, cambiano gli scenari, ma siamo testimoni, oggi come ieri, di situazioni dolorose al limite della disumanità.

Quante persone sono morte nei campi di sterminio, si parla di dieci milioni, a fronte dei sessanta milioni di persone che sono cadute sotto i bombardamenti, nei campi di battaglia.

Quante persone continuano a morire, nel mar Mediterraneo perché fuggono dai loro paesi in guerra o governati da feroci dittatori.

E fino a quando ci saranno guerre, intere popolazioni affamati, difficilmente saremo testimoni di un mondo a misura di umanità.

 

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