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Lui è Imran Mohammead, 30 anni, pakistano

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Lui risiede a Firenze. È arrivato in Italia nel 2018, ha un permesso di soggiorno temporaneo, in attesa di una totale definizione, ed è disoccupato.

Ieri ha fatto una bella cosa, che ha destato molta sorpresa: «Ho visto una borsa per terra e ho pensato che qualcuno potesse averla persa. Ho guardato dentro e ho visto che c'erano tanti soldi, non ho voluto contarli ma ho visto che erano tanti. Allora ho preso il cellulare e ho guardato su Google Map la stazione di polizia più vicina, così sono arrivato alla caserma e ho consegnato la borsa agli agenti».

 Quei soldi erano più di mille euro, che Mohammead Imran, nonostante fosse senza lavoro, ha restituito. Cosi come andava fatto, e hanno fatto anche tanti italiani - di cui anch'io ho raccontato la storia - anch'essi in stato di bisogno.

Ma Imran è straniero, e contro di lui, come al solito, si sono levati gli strali dei soliti cerebrolesi. "Che cosa si aspetta, un premio?" "Ora subito gli daranno un posto di lavoro" "Dovrebbe essere la norma, e non fare notizia" "Ora si moltiplicheranno smarrimenti e ritrovamenti" e perfino "Diamo anche a lui il reddito di cittadinanza, vah".

 Gente che non avrebbe detto una sola parola se fosse stato "uno di loro". Ma Imran era straniero, la sua colpa quella di non essersi "integrato" con loro, che quei soldi - ne sono quasi certo - se li sarebbero tenuti.

Uomini piccoli, le palle al piede dell'Italia. Chiamiamoli come si meritano: RAZZISTI.

 

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