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La strage degli Innocenti dai tempi di Gesù ai nostri giorni

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 Una delle prime "stragi degli Innocenti" di cui sia ha memoria collettiva è quella accennata nel Nuovo Testamento (Matteo cap. 2 versetti 12-18) e lo fa rifacendosi al testo di Geremia 31, 15). Non si ha notizia nei testi degli altri tre Apostoli.

Alcuni storici hanno aperto un ampio dibattito su questa vicenda e non mancano le perplessità sulla veridicità dell'accaduto. Ma la narrazione, tramandata nei secoli e che ha impegnato artisti, scrittori, librettisti, musicisti, soprattutto pittori, in una descrizione poeticamente bellissima e con un significato costante: l'arroganza e la malvagità del potere che non si fermano davanti a nessun ostacolo che possa metterlo in crisi o pur di raggiungere qualsiasi obbiettivo che sia fissato.

La "Strage degli Innocenti" biblica nel tempo ha assunto il valore di una metafora con la quale si evidenziano i rischi che corrono la libertà, la democrazia, la convivenza civile.

Ma la storia è ricca, purtroppo, di vicende che hanno testimoniato la decadenza dei valori più antichi dell'umanità: il riconoscimento civile e giuridico dell'Altro. Esistono apposite leggi sia a livello nazionale che internazionale.

Il secolo scorso, soprattutto, ha conosciuto periodi sconvolgenti.

La politica di annessioni di territori, africani ed asiatici, soprattutto; un colonialismo disumano, che non ha conosciuto limiti e che tanti danni ha provocato, e continua a provocare, in quelle regioni del mondo dove le coltivazioni intensive hanno impoverito le risorse. E non solo in agricoltura!

 Le due guerre mondiali.

La prima mondiale (1914 -1918) ha causato 18 milioni di morti, centinaia di migliaia di feriti, di reduci combattenti, che al rientro nei loro Paesi, a guerra finita, non sono riusciti a reinserirsi in una società devastata economicamente e socialmente provocando la nascita delle dittature europee in Italia, Germania, Spagna, Portogallo nel periodo tra le due guerre mondiali.

La seconda guerra mondiale (1939-1945) oltre 60 milioni di morti, intere città europee distrutte.

E le vittime della bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, le prime vittime della strage atomica.

E che dire dei conflitti locali aperti in diverse zone del medio oriente, pensiamo alla Palestina e a Israele, dove oramai si è perso il conto delle vittime. Tel al Zaatar per tutte dove vennero sterminate migliaia di persone inermi in un campo di raccolta di profughi palestinesi disarmati

Ma pensiamo anche ad altri conflitti, alle mine antiuomo che uccidono migliaia di bambini.

Ed oggi?

Negli ultimi anni il Mediterraneo è diventato il cimitero degli Ultimi della terra. Organismi internazionale hanno quantificato in oltre 30.000 persone morti nel tentativo di raggiungere i porti del Mediterraneo.

Mediterraneo che dopo la caduta del Muro di Berlino e della nascita dell'Unione europea era stata intravvista la possibilità che mutassero le condizioni di vita di tutta l'area dell'antico Mare Nostrum. Cambiamenti che avrebbero dovuto provocare <<… una diversa condizione generale del Mediterraneo delle nazioni dei popoli che si affacciano nel Mediterraneo>>, come sosteneva il compianto Francesco Renda, grande storico in un suo agevole librettino, "Sicilia e Mediterraneo. La nuova geopolitica", Sellerio editore, Palermo, 1999.

Una visione ottimistica, come mezzo, non solamente come obbiettivo.

<<Sarebbe davvero una fortuna se, come al tempo dei Normanni si costruirono templi e palazzi di straordinaria bellezza col concorso degli architetti, degli operai e degli artigiani musulmani, anche oggi da subito si potesse avviare lo sviluppo dell'isola grazie al risveglio congiunto degli altri paesi mediterranei sia europei che nordafricani e mediorientali. Essere momento e parte della storia mediterranea comporta di non aspettare che siano solo gli altri a prendere l'iniziativa ed a decidere il da fare>>. 

Francesco Renda, in altre parte del libro, auspica che la Sicilia possa diventare protagonista della sua storia, che finalmente possa essere <<dissequestrata dalla storia>>.

Poi siamo entrati nei soliti meccanismi. Ha prevalso la cultura del <<meglio l'uovo oggi che la gallina domani>>.

Abbiamo stravisto per la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Chi non ricorda quel fatidico 61 a 0 che permise all' "ex cavaliere" di stravincere le elezioni politiche in Sicilia.

E ora non disdegnamo di andare dietro ai novelli pifferai che promettono mari e monti banalizzando la complessità della nostra realtà economica e ignorando che siamo detentori del più grande debito pubblico.

Nel frattempo si chiudono i porti, si ripetono le stragi di bambini, donne, vecchi, uomini. Persone che, con il loro triste bagaglio di esperienze, sfidano la morte nel Mediterraneo nella speranza di una luce in fondo al tunnel.

E chi trovano? Dei tifosi che, in nome di "prima i nostri" rimuovono ogni scena macabra di morti e di annegamenti, chiusi nella loro tifoseria, in attesa che le nostre città ritornino all'epoca dei maso chiusi 

 

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