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Salvo casi eccezionali, tutti gli imputati sostengono davanti al proprio avvocato di essere innocenti

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 "Avvocato, mi deve credere, si tratta di un errore!" – stava dicendo Carlo Baldini con convinzione – "Io non ho fatto niente!"

Eravamo alle solite. Salvo casi eccezionali, tutti gli imputati sostengono davanti al proprio avvocato di essere innocenti.

 

Del resto, anche se lo sono davvero, per qualche strana reazione chimica, tendono a mentire. Se si trovavano a cinque chilometri dal luogo in cui era stato commesso il fatto, ti dicono che erano a cinquanta; se il loro alibi può essere confermato da una persona soltanto, ti indicano dieci testimoni, di cui nove falsi, con l'unico risultato di non essere creduti del tutto, nel caso in cui la menzogna o le menzogne, assolutamente non necessarie, vengano poi scoperte.

 D'altra parte, per quanto sbagliato, questo comportamento poteva anche essere comprensibile. Non giustificabile, certo, ma almeno comprensibile.

Lo fissai a lungo mentre parlava. Come al solito, non riuscivo a sottrarmi a quella strana sensazione di urgenza, non so dirvi neanche io di cosa, che sempre si impadroniva di me in questi casi.

Forse urgenza di sapere, di capire chi avevo davanti, di valutare se chi affidava la propria vita e il proprio destino alla mia capacità professionale, grande o misera davvero non so dirvi, meritasse la mia angoscia, la mia sofferenza interiore.

Perché, giusto o sbagliato che sia, è questa la sensazione che provo quando un cliente mi conferisce un incarico. Quando una persona mi si siede davanti e mi affida il suo futuro.

Più volte mi sono detto che, in fondo, non è colpa mia se qualcosa è successo, che non sono certo stato io a commettere quel reato, che, insomma, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Eppure, ogni volta è la stessa storia. La loro ansia diventa la mia ansia. La loro paura diventa la mia paura, che sono anche costretto a mascherare, per dar loro quel coraggio che la maggior parte delle volte io stesso non sono affatto sicuro di possedere.

E alla fine, la loro assoluzione diventa la mia assoluzione. Assolto per aver svolto bene il proprio dovere.

 

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