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Don Luigi Sturzo, “Liberi e Forti”. Per una nuova politica

rizzo

Tra il 1992 e il 1995, in Italia, si svolse un'indagine della Magistratura milanese, che determinò la fine dei "Partiti politici tradizionali" e la conseguente discesa in campo nel 1994 di Silvio Berlusconi, con un partito padronale: "Forza Italia".

Notorio, almeno per le generazioni degli Anni Settanta e Ottanta, tutto quanto è successo fino ai giorni nostri.

Da quell'epoca, negli ultimi 25 anni, abbiamo assistito alla nascita e al prosperare di nuovi raggruppamenti politici, che hanno saputo raccogliere la rabbia, il malcontento e la delusione nel constatare come quella promessa di"epocali cambiamenti", alla fin fine, non c'è stata.

La corruzione politico-amministrativa nazionale, regionale comunale l'ha fatta da padrone, facendoci quasi quasi desiderare la politica: quella antica, quella vecchia!

Non mancano gli esempi a sostegno di questa tesi. Ma ci sembra illuminante quello che è successo nei giorni scorsi, dopo un'indagine della Procura di Trapani inerente la Regione Sicilia, governata da Nello Musumeci, che ha vinto le ultime elezioni regionali all'insegna del suo raggruppamento politico: "Diventerà bellissima"!

Ruggero Razza, vice presidente di "Diventerà bellissima", assessore alla sanità siciliana, delfino disegnato del presidente Musumeci, per evitare che la Sicilia diventasse "zona rossa", nella procedura di prevenzione del Covid-19, ordina alla dirigente del suo assessorato, Letizia Di Liberti, di spalmare i morti quotidiani un poco alla volta giorno per giorno, manipolando i dadi pandemici ed evitando alla regione Sicilia di entrare in "zona rossa".

La procura di Trapani ha ordinato gli arresti domiciliari per tre dirigenti , mentre l'assessore Razza, unitamente al suo vice capo di gabinetto, viene indagato per "falso materiale e ideologico".

La Procura ha fatto sapere che il presidente della Regione, Nello Musumeci, non è indagato e che era all'oscuro della manovra del suo assessore, che ha rassegnato le dimissioni. Ma rimane comunque  l'atto politico. Senza dimenticare che Musumeci è il Commissario del Covid-19 in Sicilia.

 Forse, con i relativi distingui, ci si potrebbe rinfrescare la memoria analizzando le recenti vicissitudini degli ultimi tre presidenti regionali della Sicilia.

Salvatore Cuffaro, detto Totò, ex senatore, presidente della Regione Siciliana dal 17 luglio 2001 al 18 gennaio 2008. È stato condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Condanna eseguita.

A Cuffaro succede Raffaele Lombardo, fondatore del "Movimento per le autonomie", presidente della Regione Siciliana dal 2008 al 2012, anche lui è rimasto impigliato in processi e relative condanne per scambio di voti ed altro.

A Lombardo succede Rosario Crocetta, presidente della Regione Siciliana dal 10 novembre 2012 al 18 novembre 2017. Crocetta ha subito diverse condanne emesse dalla Corte dei Conti ed è attualmente indagato dalla Procura di Caltanissetta nell'ambito dell'indagine, con corollario di mafiosità, sull'ex presidente di confindustria siciliana Montante, che gli avrebbe finanziato la campagna elettorale.

In un Pese normale sarebbe sufficiente applicare l'art.54 della nostra Costituzione che recita: ""Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge". Ma è sufficiente scorrere l'elenco dei deputati e sanatori, di questa e di altre legislature, per verificare la quantità di parlamentari con condanne definitive. Eppure rimangono ai loro posti.

Siamo in una situazione di grande emergenza sanitaria ed anche in questo settore abbiamo potuto constatare, giorno dopo giorno, come il caos regni sovrano, grazie alle "incomprensioni" (?), tra governo centrale e regioni.

Allora: che fare?

 Qualche buon suggerimento potrebbe venire da un "siciliano eccellente": don Luigi Sturzo (1871-1959), che della legalità e della giustizia fece scelta di vita.

Due anni fa ci siamo occupati in una nota, in occasione del Centenario della Fondazione del Partito popolare italiano, di cui don Luigi era stato il promotore.

E fu proprio in quell'occasione che venne pubblicato, a cura di Alberto Mattioli e Pino Nardi, "Liberi e forti". Per una nuova politica a cent'anni dall'appello di Luigi Sturzo", edizioni In dialogo, Milano 2019.

Diversi sono gli studiosi che, in questo libro, una vera e propria "summa" del pensiero sturziano, analizzano "L'immensità del pensiero" di Luigi Sturzo e nell'Introduzione lo mette ben in evidenza Alberto Mattioli: "Dopo un necessario inquadramento biografico ragionato, affidato a Matteo Truffelli, abbiamo chiesto a personalità del nostro tempo di rileggere e attualizzare alcuni capisaldi del pensiero sturziano. Nei vari contributi verranno trattati argomenti come: la democrazia che nasce dal municipalismo e dal regionalismo, in un quadro di auspicato federalismo nazionale ed europeo; l'irrisolta questione meridionale; la necessità del coinvolgimento popolare che non sia populismo i compiti del governo, del Parlamento e dei partiti; il ruolo dello Stato in rapporto alla libertà economica nell'intreccio con la lotta alla corruzione e alla mafia. Si parlerà inoltre delle distinzioni tra conservatori e progressisti, dello spirito e della cultura che devono animare le sfide politiche e i politici. Insomma un intenso percorso che dalla storia del nostro Novecento ci aiuta a prendere consapevolezza dell'Italia di oggi".

Queste analisi compendiano eccellentemente un modello di prassi politica che trova, anche, riscontro negli articoli della nostra Costituzione. Che, forse, dovremmo cominciare a conoscere e ad amare.

Certo ci vogliono delle persone che credono "nella giustizia e nella libertà" e nel gran marasma di questi ultimi anni non è che sia emersa una classe politica adeguata ai cambiamenti convulsamente epocali.

Ma che la speranza sia l'ultima a morire.

Buona Pasqua.

 

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