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Sibilla Aleramo “Un Donna” I primi passi dei diritti delle Donne in Europa

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 A ripercorrere la storia del Movimento femminile, in Europa e nel mondo, si capisce bene quali sono stati i vincoli imposti dal "maschio" e quanto sia stato difficile scalfirne alcuni. E non è un caso che ancora oggi, in Italia soprattutto, le donne continuano a morire di morte violenta non appena il marito, il convivente, il compagno si accorge dell'anelito alla libertà e ai diritti reclamati con forza dalla Donna.

Il Movimento femminista nasce in Europa nell'Ottocento e prende origine dalla Rivoluzione Francese (1789). Un periodo, questo, in cui le donne ebbero il diritto di organizzarsi in "club" femminili.

Nel 1792 esce il libro "I Diritti delle Donne", dell'inglese Mary Wollstonecraft (1759-1797), filosofa e scrittrice, considerata la fondatrice del femminismo liberale. Un libro che suscitò non poche polemiche perché era un attacco al pensiero sulle donne che aveva il filosofo e pedagogista svizzero Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). Un pensiero di alto Medioevo che considerava le donne come "oggetti da educare" all'obbedienza assoluta nei confronti dell'uomo e nel ruolo di future mogli e madri.

Nel1791 la drammaturga e attivista femminile Olimpe de Gouges (1748-1793) pubblica "La Dichiarazione dei diritti delle Donne e delle Cittadine".

Ma dobbiamo attendere il 1902, prima che le Donne acquistassero il diritto di voto in Australia; nel 1906 in Finlandia e nel 1907 in Norvegia. Mentre in Italia bisogna ancora aspettare il 1945 e in Svizzera, patria di Rousseau, il 1970.

Ma sono i fermenti di fine Ottocento inizio Novecento che in Italia trovano testimonianza i primi movimenti femminili.

 Una donna che ha partecipato attivamente in questa battaglia, anche se in un secondo tempo si è tirata indietro, pagando tributi personali, è stata Sibilla Aleramo, pseudonimo di Faccio, Rina (Marta Felicina), nasce il 14 agosto 1876 ad Alessandria. Il padre, ingegnere, dopo un'esperienza nell'insegnamento a Vercelli e a Milano, lascia l'insegnamento accettando la direzione di una fabbrica a porto Civitanova Marche, dove trasferisce la famiglia.

Sibilla, contrariamente al fratello, Aldo, e alle due sorelle, Cora e Jolanda, dimostra subito un'esuberanza e una vivacità fuori dal comune.

Il trasferimento determina, all'interno dei rapporti famigliari, una situazione molto complicata.

A farne le spese sarà la mamma Ernesta che, dopo momenti di depressione, e tentativi di suicidio, finirà in un manicomio, da dove uscirà solo da morta.

Il padre, Ambrogio, che godeva dell' affetto e dell'ammirazione incondizionata da parte della figlia, riesce a convincerla a lavorare in fabbrica in qualità di contabile. Ruolo che riesce a svolgere con profitto.

Un ruolo che a dodici anni la costringe ad abbandonare la scuola, che pur amava tantissimo. E a sposare, con un matrimonio "riparatore", un operaio della fabbrica che, a quindici anni, l'aveva violentata, dandogli un figlio.

E' la fine della sua adolescenza "balda, temeraria, trionfante" (pag.22), così l'aveva definito durante un viaggio premio che aveva fatto con suo padre a Roma.

Aveva molto sperato che la maternità riuscisse a farle superare tutti i problemi che gli si erano posti con la crisi della sua famiglia, con il padre che cerca di soffocare tutti i suoi problemi con una giovane amante, abbandonando progressivamente i figli ad una mamma ammalata.

Con un marito, non amato, con comportamenti da vero e proprio padrone: "… il giovane geloso, pretendeva da me mille rinunce assurde: non dovevo affacciarmi alla finestra, dovevo scappare in camera mia se qualche uomo capitava in casa, compreso il dottore della mamma. La mia personalità fin allora così libera, dinanzi alla memoria del fatto ch'io consideravo irreparabile, insorgeva a tratti, ma soltanto per farmi sentire la sconfitta patita. Pure scrivevo alle mie amiche che ero felice. Cercavo d'ingannar me stessa. E riuscivo ad eccitarmi la fantasia fino a provarne una specie di ebbrezza" (pag. 39).

Questa è la cornice al suo primo libro "Una donna", scritto tra il 1901 e il 1904, uscito per la prima volta nel 1906, ripubblicato più volte da Feltrinelli e, nel 2003, pubblicato da "La Biblioteca di Repubblica" in una collezione speciale contenente i 100 capolavori del Novecento. Ed è quest'ultima l'edizione alla quale faccio riferimento.

Il libro alla sua prima uscita ebbe un successo notevole. Se ne occuparono molti e validissimi scrittori con recensioni positive, tra questi anche Luigi Pirandello e in Francia Anatole France.

"Una Donna" è una ricostruzione autobiografica fedele e lacerante.

Anche Sibilla, come la madre, tenterà il suicidio.

"Avevo dato l'addio alla vita semplicemente, fermamente, benché in un'ora di smarrimento, come ubbidendo a un comando venuto da lungi più che alla necessità imperiosa dell'istante. La mia esistenza doveva finire in quel punto: la donna ch'io ero stata fino a quella note doveva morire. Vi sono periodi che non possono risolversi e che sembra vadano chiusi bruscamente con una pietra sepolcrale" (pag.85.)

Chiusa in un mondo di gretto provincialismo, con una marito, che non rinunciava al suo ruolo di "padre-padrone". Se, in un primo momento, aveva pensato che la nascita del figlio avrebbe potuto cambiar qualcosa, si è dovuta subito ricredere.

"Quando, alla luce incerta di un'alba piovosa d'aprile, posi per la prima volta le labbra sulla testina di mio figlio,mi parve che la vita per la prima volta assumesse a' miei occhi un aspetto celestiale, che la bontà entrasse in me, che io diventassi un atomo dell'infinito, un atomo felice, incapace di pensare e di parlare, sciolto dal passato e dall'avvenire, abbandonato nel mistero radioso. Due lagrime mi si fermarono nelle pupille. Io stringevo fra le mie braccia la mia creatura, viva, viva, viva! Era il mio sangue in essa, e il mio spirito: ella era tutta me stessa, di già, e pur m,i esigeva tutta, ancora e per sempre: le donavo una seconda volta la vita con la promessa, coll'offerta della mia, in quel lungo bacio lieve, come un suggello ideale" (pag.59).

Comincia un periodo di apparente tranquillità. Un periodo di meditazione, di riflessione, di letture. Prende atto, dopo lo studio su un movimento femminile, che le donne europee, in Inghilterra e in Danimarca, si danno un gran da fare.

"Era in quello scritto la parola 'femminismo'. E quando la vidi così, stampata, la parola dall'aspro suono mi parve d'un tratto acquistare intera la sua significazione, designarmi veramente un ideale nuovo" (pag. 105).

Sibilla lascia la famiglia, figlio compreso, e la lettura di queste pagine restanti ci fanno capire la drammaticità di quella scelta.

 

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