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Lettera aperta al Presidente di Cassa Forense: dove vanno a finire i nostri soldi ?

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Ho incontrato il Presidente Nunzio Luciano il 23.02.2017 in Cassa Forense a Roma, in qualità di membro di una delegazione nazionale, unitamente ai Colleghi Goffredo D'Antona, Giuseppe Fera, Monica Foti, Franco Longo e Vanna Renella. Eravamo lì per chiedere la riduzione dei gettoni di presenza e delle indennità che i Delegati si erano appena aumentati e fu l'occasione per presentare al Presidente anche altre richieste:

- l'abolizione del contributo minimo obbligatorio e l'introduzione del criterio di proporzionalità e progressività della contribuzione rispetto al reddito;

- una piena tutela assistenziale, contestando quella dei bandi del welfare attivo;

- e maggiore trasparenza da parte dell' Ente, intesa come diritto dell' iscritto, e quindi dell'elettore, di sapere come un delegato svolge il proprio incarico, come vota in seno al Comitato, che delibere vengono adottate, quali criteri vengono utilizzati nell'erogazione delle prestazioni assistenziali, ma soprattutto come vengono gestiti i nostri contributi e con quali garanzie per il futuro. 

In particolare ancora oggi non sono stati pubblicati il report ALM e il bilancio tecnico e, soprattutto, non è stato ancora pubblicato in G.U. il regolamento investimenti (d.lgs. 509/1994 e 103/1996 in materia di investimento delle risorse finanziarie, di conflitti di interessi e di depositario ex articolo 14, comma 3, del d.l. 98/2011, convertito con modificazioni dalla l. 111/2011), che "favorirebbe l'ordinato esercizio della complessiva azione di vigilanza delle diverse Istituzioni a ciò preposte, ivi compresa la valutazione di atti regolamentari degli Enti stessi, preordinati a una migliore definizione dei processi gestionali in materia di investimento delle risorse." (relazione Covip 2017). Per cui si continua ad investire nei mercati finanziari in assenza di specifiche attribuzioni di responsabilità alla governance, in assenza di sanzioni, in assenza di limiti agli investimenti (qualitativi e quantitativi) ed in assenza di una vigilanza efficace.. una specie di "finanza allegra" insomma..

Le nostre richieste non vennero verbalizzate e non vennero riscontrate, se non con un laconico "sono giovani inconsapevoli", ma la protesta continuò tra sciopero della fame, sciopero contributivo, ricorsi giudiziari, assemblee degli iscritti, presidi sotto cassa Forense, manifestazione in Piazza Cavour, flashmob nei Tribunali, mobilitazione degli iscritti alla GS Inps guidata da Ilaria Gadaleta, istanze alle istituzioni forensi e numerosi convegni partecipati e concitati in tutti i Fori, in cui molti di noi hanno potuto contare sulla formazione costante fornita dall' Avv. Paolo Rosa, past President di CF e tra i massimi esperti in materia di previdenza forense e investimenti previdenziali. Fino a giungere alle elezioni, quelle che si sono appena concluse per eleggere i delegati al Congresso di Catania del 4,5 e 6 ottobre 2018 e quelle che si svolgeranno dal 24 al 28 settembre 2018 per il rinnovo del Comitato dei Delegati di Cassa Forense e a gennaio 2019 per il rinnovo dei Consigli degli Ordini. Le elezioni sono un'occasione irripetibile per l' Avvocatura in protesta, quella in cui ​l'esercizio del diritto di voto, che è ancora un voto diretto, diventa lo strumento più efficace, ove libero e consapevole, per rivoltare l'attuale sistema. Ma sarà necessario andare a votare in massa, perché se andrà a votare il solito 10% , è chiaro che voterà per le stesse persone di 4 anni fa, cioè per quelle che hanno costruito questo sistema (ad esclusione del Presidente che si è auto-prorogato il mandato, per cui quest'anno si è sottratto al voto).

Anche questa rubrica, che ho potuto curare grazie alla disponibilità di un giornale attento sin dai primi giorni di questa Storia, ha rappresentato una forma di protesta, una vera e propria inchiesta realizzata attraverso il racconto dei Colleghi che la vivono. Ho compreso di essere davanti ad un Sistema man mano che i singoli casi uscivano dalla solitudine in cui si erano consumati ed emergevano insieme come un popolo che avanza. Ricordo tutti i casi ad uno ad uno, anche quelli che non ho potuto raccontare, ricordo tutti i Colleghi, le telefonate, gli sfoghi, la rabbia, i consigli, i pianti, la gioia per aver potuto parlare, la soddisfazione per aver ricevuto la solidarietà dei Colleghi.. Qualcuno ancora resiste, qualcun altro mi ha scritto di essersi cancellato. Ricordo i ricorsi di Cetty di Bella, Andrea Falcetta, Gabriella di Francesco, Davide Vincenzo Cirillo avverso l'imposizione del contributo minimo obbligatorio. I casi di maternità negata denunciati da Giulia Canovaro e Lina Carideo e quelli che non ho potuto pubblicare, di Colleghe che hanno abortito perché costrette a lavorare anche durante i primi mesi di gravidanza a rischio (che per noi non è tutelata!). I rigetti delle domande di assistenza pur in presenza di interventi chirurgici gravissimi: Antonella Labianca costretta a camminare con le stampelle, Domenico Farina al quale sono stati asportati i reni per un tumore e Angela Passarello, operata per un carcinoma mammario, ha subito il rigetto della domanda di invalidità da parte di Cassa Forense, il pignoramento dello studio legale da parte di Cassa Forense e la condanna alle spese di lite in favore di Cassa Forense! Eppure lei, durante la sua brillante carriera trentennale, aveva versato più 200mila euro di contributi a Cassa Forense!

Ecco , in una lettera aperta al Presidente è esattamente questa la storia che racconterei , la storia di una protesta inascoltata, di un disagio esistenziale collettivo, la storia di Avvocati che si sono sentiti traditi da un ente che avrebbe dovuto assisterli, truffati dalla retroattività dell'imposizione contributiva, espulsi dalla professione per un contributo minimo obbligatorio slegato dal reddito, umiliati nelle aule dei tribunali, esecutati, pignorati, condannati alle spese di lite in favore di Cassa Forense ! E tutto questo dall' entrata in vigore della LP n. 247/2012.

Debbo precisare che non si vuole e non si può contestare l'obbligo contributivo, ma la misura del contributo minimo obbligatorio slegato dal reddito e non sarebbe neppure un problema l'iscrizione obbligatoria in via esclusiva a Cassa Forense se l'ente si comportasse poi come quell' organo o istituto di cui all'art. 38 Cost., incaricato dallo Stato di assicurare agli iscritti tutte le tutele in esso previste. Da tempo, infatti, osservo che, con l'entrata in vigore della LP n. 247/2012 e la previsione dell'iscrizione obbligatoria a Cassa Forense, non possiamo più ritenere che il requisito per il mantenimento della personalità giuridica di diritto privato previsto dal dlgs 509/94 sia ancora rispettato, posto che l'iscrizione obbligatoria è un aiuto di Stato di natura finanziaria, seppure indiretto. Dunque va chiarito questo aspetto, natura pubblica o natura privata?

Noi invece ci troviamo di fronte ad un ente che si comporta come pubblico quando deve prendere, usando la forza dell'obbligatorietà dell'iscrizione e dell'esattore pubblico e si dichiara privato quando deve dare, rigettando discrezionalmente le domande di assistenza, senza osservare il criterio ISEE in tutte le erogazioni e senza garantire tutte le tutele previste dall'art. 38 della Cost. In questo modo l'Ente si è assicurato un'importante liquidità (un contributo fisso di quasi 4 mila euro da quasi 250 mila Avvocati sono miliardi), che è stata poi investita nei mercati finanziari in cui la liquidità mancava.. Ed, inoltre, gli investimenti realizzati non appaiono prudenti, ma particolarmente rischiosi, quindi costosi in termini di tassazione e coperture e dal rendimento assolutamente incerto.

Pensiamo all'investimento in Fico, oppure al progetto di realizzare una SICAV emerso nell'ultimo bilancio, ma ancor più allarmante è il recente protocollo siglato tra Cassa Forense e il FEI per la sottoscrizione delle quote di un fondo di private equity, il Fondo Umbrella, finalizzato a finanziare le piccole e medie imprese europee per 175 milioni di euro! Come avevamo segnalato già a dicembre, quest' investimento è altamente illiquido e rischioso, le PMI non hanno rating, sono spesso in start up e spesso non hanno l'obbligo di redigere bilanci, non sono regolamentate nè vigilate e non offrono garanzie di ritorno dell´ investimento. Non ritengo si debbano sottoscrivere le quote del Fondo, dovendosi invece prediligere, ove si decidesse di investire, altre forme di investimento più sicuro, come in Banca d'Italia ed in Cassa Depositi e Prestiti, o nell'obbligazionario governativo (rende meno ma costa meno ed è sicuro), oppure, al limite, investire negli studi legali, che pure sono delle PMI. Ma comunque l'investimento complessivo non può superare il limite del 30% del patrimonio, come è già previsto per i Fondi Pensione, mentre Cassa Forense ha investito quasi tutto il (nostro) patrimonio miliardario, violando lo scopo statutario della Fondazione che è soltanto assistenziale e previdenziale.

Voglio chiudere la mia lettera con le parole di Angela Passarello, che non dimenticherò mai:

"Non vi dovete fermare, dovete ripulire l´Avvocatura, andate avanti, voi che siete giovani dovete sapere che la nostra Cassa non è un Ente Previdenziale che vi assisterà nel momento del bisogno e avete il dovere di cacciare queste persone dalle nostre Istituzioni!".

 

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