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Gli stati alterati della coscienza II: le origini ancestrali della mente umana

L'evoluzione è un processo naturale col fine di dar vita a nuove specie viventi. Appaiono prima le cellule, poi queste si assemblano per dar vita ad esseri sempre più complessi, che iniziano a muoversi nell'ambiente in cerca di ciò che possa garantire l'esistenza. Sopravvive chi si muove più velocemente, chi diviene sempre più complesso. Se una specie animale è sopravvissuta tutt'oggi significa che ha raggiunto un grado di complessità biologica abbastanza avanzato da permettere la soddisfazione dei propri bisogni naturali, come mangiare o riprodursi. In questo percorso, tuttavia, una sola specie ha potuto fare davvero la differenza, perchè sempre stata immune alle meccaniche leggi evoluzionistiche. La specie umana è stata l'unica infatti in grado di portare un'innovazione dei rigidi scenari della selezione Darwiniana. Come mai?


"E ancora infine il fanciullo,come un navigante che giace nudo a terra senza alcun aiuto, privo di parole e sbattuto dalle onde infuriate, non appena la natura con i dolori del parto lo ha scaraventato sulle spiagge della luce fuori dal grembo materno, riempie lo spazio con un pianto lugubre, come e giusto per colui al quale nella vita tocca attraversare tanti mali".

(Lucrezio, De Rerum Natura)


Sono passati ormai più di duemila anni da quando Lucrezio si espresse, eppure possiamo riflettere sull'impressionante attualità di queste parole. Sembra infatti che le aspettative sull'uomo non partano favorite già alla nascita. Sebbene la natura umana non sia mai apparsa predestinata al dominio, la storia dell'evoluzione ha così deciso. Oggi l'uomo è l'essere vivente più forte, quello che ha soverchiato le altre specie, ha conquistato il pianeta e ora governa con le sue leggi.

Ma l'uomo si è davvero meritato tanto successo? E' una domanda lecita considerando le drammatiche riflessioni lucreziane. 

Antonio Damasio, neurologo e neuroscienziatoportoghese, ci offre una versione integrata dei numerosi aspetti sulle origini della coscienza umana. Egli sostiene che questa concezione poggi su precise rappresentazioni mentali, connesse a loro volta alle rappresentazioni neurali dell'esistenza biologica. La diversità degli ambienti in cui la nostra specie è prosperata può farci immaginare l'alta variabilità dei meccanismi impiegati per la sopravvivenza. Seppur la propria natura biologica, i meccanismi adattivi umani si considerano molto avanzati rispetto alle predisposizioni di qualunque altro animale. Negli animali infatti ciò che fa perdere il controllo è un prorompente istinto.

Tuttavia, questo all'uomo non succede. Egli è un "Animale Sociale" come era già chiaro ad Aristotele nel I secolo a.C. Ciò spiega come l'adattamento umano abbia goduto di un forte potenziamento grazie alla strutturazione delle prime società. Il nostro comportamento, pur sempre di natura biologica, si manifesta necessariamente all'interno dei sistemi sociali e culturali. L'educazione e la vita sociale sono gli ambiti principali in cui le convenzioni vengono trasmesse nelle generazioni. Niente viene affidato alla sola biologia; vi sono ulteriori potenzialità che l'uomo possiede a differenza di ogni altra specie animale.

Nel 2012 Damasio scrive "Self comes to mind", in cui offre una prospettiva che ripercorre l'intero corso evolutivo dell'esistenza biologica integrando rilevanti osservazioni sulla presenza dei prime tracce di coscienza sui primi esseri viventi.

L'autore ci riporta a 3,8 miliardi di anni fa, quando per la prima volta apparve la vita. Per moltissimo tempo il pianeta si è visto dominato da sterminate colonie di batteri, organismi unicellulari che contenevano materiale genetico al loro interno. Dopo 2 miliardi di anni questi esseri iniziarono ad unirsi formando prima singoli tessuti, poi unirono i diversi tessuti formando i primi organi, e infine i vari organi vennero combinati per creare complessi sistemi funzionali; subentrano così i primi esseri pluricellulari. Mentre i batteri dovevano preoccuparsi della propria sopravvivenza come singole cellule, questi nuovi organismi presentavano un eterogenea composizione di tipi cellulari specializzati nei vari compiti della sopravvivenza. Quel che vuole trasmettere Damasio è che quei batteri dominavano la terra, erano autonomi ed in grado di provvedere a se stessi; eppure, improvvisamente, essi si sono messi in azione di loro volontà. Sembra che in essi ci fosse la consapevolezza che in quel momento si potesse fare molto più. Tutto è avvenuto come se già si sapesse che un'evoluzione fosse possibile. Queste cellule, secondo l'autore, hanno dimostrato di avere "una ferma e incrollabile determinazione a restare vive, fintanto che i geni all'interno del loro microscopico nucleo ordinavano di farlo". Sebbene prive della razionalità dei cervelli moderni, esse hanno espresso un comportamento. Le riflessioni presentateci vogliono estendere gli scorci verso altrettanti interrogativi. Cosa ha portato queste cellule ad agire in modo così complesso? Per quale motivo hanno scelto quel preciso momento per evolversi? L'evoluzione non poteva avvenire in modi diversi ed ottenere gli stessi risultati? Cosa ha portato a scegliere proprio questa strada? La sopravvivenza è sempre stata garantita dall'interazione fra i meccanismi interni e le condizioni esterne vissute. Nelle cellule, i processi biologici che permettono la sopravvivenza impegnano le proprie parti principali, il nucleo e il citoplasma. Si opera un costante monitoraggio delle condizioni di vita in cui la cellula è immersa; a seconda delle circostanze esterne il corpo interno viene ridefinito in modo da consentire il suo adattamento. Sembra tuttavia che ogni minima funzione della cellula sia molto attenta a ciò che bisogna fare in un dato momento. L'autore sembra azzardare l'ipotesi per cui, anche nel più piccolo organismo vivente, sia stata sempre radicata una particolare forma di consapevolezza diretta alla percezione del proprio corpo e dello spazio. Considero la formulazione affascinante, ma al tempo stesso molto azzardata. La tradizione teorica infatti ha sempre anteposto l'esperienza cosciente dei processi vitali alla loro conoscenza implicita. Quella invece proposta da Damasio inverte la tradizionale ideologia di coscienza. Egli afferma:"... in modo che la conoscenza implicita della gestione dei processi vitali preceda l'esperienza cosciente di tale conoscenza". L'idea del costante desiderio con cui quelle cellule hanno prevalso rappresenta un contatto fra la realtà organica e quella del nostro Sé. Sono certo che vi sia stato di sicuro qualcosa che abbia trasmesso l'energia necessaria ad agire, ma non possiamo ancora dirlo con certezza.

L'analisi di Damasio si concentra tuttavia sul più importante riscontro dell'evoluzione cellulare, il neurone. Trattandosi di una cellula, esso presenterà la stessa natura organica tipica di ogni cellula del nostro corpo. Il neuroscienziato presume che la sua origine risieda nelle cellule eucariotiche. La specialità di queste cellule era quella di modificare la propria forma in una struttura tubolare a seconda dell'ambiente che dovevano affrontare; col tempo, questa conformazione divenne un sistema permanente costituito da assoni, dendriti e sinapsi. Eppure c'è qualcosa in più che rende questi elementi unici nel loro genere. L'autore risalta nei neuroni la peculiare capacità di influenzare le altre cellule tramite segnali elettrochimici. Queste cellule infatti presentano delle concentrazioni di ioni sia nel versante interno che in quello esterno della loro membrana. Gli impulsi vengono generati dallo stato di polarizzazione cellulare: quando la differenza di concentrazione viene ridotta bruscamente, si crea una depolarizzazione che avanza verso l'assone. Raggiunti i terminali assonali, l'impulso secerne verso la connessione sinaptica un trasmettitore, una sostanza in grado di agire a sua volta sulla cellula successiva. Le varie modificazioni dei diversi stati cellulari rappresentano le basi fondamentali del controllo comportamentale, ma soprattutto, della creazione della mente. Damasio svela:"i neuroni esistono a vantaggio di tutte le altre cellule dell'organismo".

Tecnicamente, i neuroni non sono necessari per la sopravvivenza; molti esseri unicellulari che non li possiedono riescono a vivere lo stesso. Cosa vuole farci capire Damasio? La questione ci pone di fronte alle grosse differenze del funzionamento neuronale fra gli organismi semplici e quelli complessi. Nei cervelli più elementari, le cellule nervose ricevono il segnale dalle cellule del corpo e producono un effetto su di esse; possono ad esempio spingere le cellule endocrine alla secrezione di un ormone, o attivare le fibre muscolari ad avviare un movimento fisico. Nei cervelli più evoluti, invece, i neuroni tendono a rappresentare lo stato del corpo tramite la creazione di mappe, generandone un'immagine simbolica; essi rimangono connessi a vita alle parti del corpo rappresentate e definiscono i tracciati dei circuiti cerebrali. Come si vedrà inseguito, sembra sempre più confermata l'idea che sia proprio la mappatura neurale a dar vita ad una volontà cosciente e, con essa, un'embrionale prospettiva che vede una Mente all'interno di un Cervello.

Si è visto come il grandioso esito del tragitto evolutivo sia uno organismo capace di garantirsi la vita con tenacia. Si è visto come ciò necessiti di un desiderio inconscio direttamente predisposto alla sopravvivenza. Tale volontà non soltanto può essere concepita parte di un'intenzionalità innata ma anche espressione del modo in cui l'essere affronta le circostanze. Eppure cosa lega ciò che è dato dall'innatismo con le acquisizioni esterne? Geni e ambiente sono forze che invece di distruggere plasmano l'esperienza della vita. Esse si scontrano e allo stesso tempo cooperano per conquistare un regolare connubio delle risorse. Un obiettivo a loro comune è pertanto determinare le priorità primarie della vita. Damasio chiarisce che la loro interazione non è astratta, bensì è incentrata sulle nozioni delle radici biologiche della coscienza.


Geni ed Omeostasi.

L'autore evidenzia come sia la singola cellula che l'organismo complesso sentano lo stesso bisogno di trovare le energie per un corretto funzionamento, ma soprattutto di trovare un certo equilibrio nell'interazione fra stato interno e ambiente esterno. Il nostro organismo tende infatti a regolare un gran numero di condizioni; esso modula costantemente le quantità di ossigeno e di anidride carbonica, l'acidità del pH, la temperatura corporea, la pressione arteriosa e le concentrazioni di soluzioni basiche come zuccheri, grassi, vitamine o proteine. Può capitare di sentire un senso di agitazione che si attiva quando i parametri si allontanano troppo da quell'equilibrio. Si tratta di un efficace allarme che ci permette di mettere a posto le cose e ritrovare un senso di benessere. Esso verrà di nuovo raggiunto nel momento in cui ciascuna delle caratteristiche biologiche e i loro rispettivi livelli verranno ricondotti all'interno di uno specifico intervallo, che Damasio definisce omeostatico.

L'omeostasi nacque a livello puramente istintivo negli organismi unicellulari senza cervello, senza mente e senza coscienza; la sua massima complessità venne poi raggiunta negli organismi che invece svilupparono questi attributi. Le capacità omeostatiche sono state conferite dalle reti geniche determinate dalle selezione naturale. L'esperto riflette sul fatto che servisse un'informazione genica dotata di un'organizzazione tale da favorire organismi "omeostaticamente competenti". Fu indispensabile assicurare la presenza genica nell'arco di generazioni, in modo da garantire sia l'assemblaggio cellulare che le macroevoluzioni animali. Sotto la saggia guida dei geni l'organismo complesso avrebbe poi maturato i nascenti dispositivi di regolazione dei processi vitali, le emozioni.


Incentivazione e Previsione

"Che cosa aprì la strada a creature complesse come noi?" si chiede Damasio. Secondo il ricercatore , gli aspetti che hanno decretato il successo degli esseri evoluti e la trasmissione dei geni alle generazioni successive sono il movimento, il rilevamento e soprattutto i protocolli di reazione.

- Il movimento è una capacità che ha certamente influenzato le aspettative di vita degli organismi di cui ne erano dotati. Essa rappresenta un'abilità che permette agli esseri viventi di spostarsi, cercare condizioni migliori o evitare possibili minacce. Il perfezionamento della muscolatura striata da parte della specie umana ha consentito poi di adattare la facoltà motoria in processi molto più complessi, come la deambulazione e la comunicazione verbale e non verbale.

- Il rilevamento tratta dell'intuitiva capacità di identificare i cambiamenti delle condizioni fisiologiche sia all'interno del proprio corpo che nell'ambiente esterno. Essa era già presente nelle cellule eucariotiche, le quali reagivano ai cambiamenti avvertiti muovendosi da un luogo all'altro.

- Il protocollo di reazione consiste in un insieme di regole per cui vengono prese le decisioni di muoversi o meno. Essi possono riguardare sia le dinamiche interne del corpo che l'ambiente circostante. La capacità di controllo dell'organismo interno viene detta "enterocettiva" e ha poi promosso la regolazione anche a una vasta gamma di parametri fisiologici (acidità del pH, temperatura, concentrazione dei valori proteici e nutritivi). La capacità di valutazione dello stato ambientale viene invece detta "esterocettiva", la quale elabora le informazioni tramite gli organi sensoriali.

La presenza di un protocollo di reazione viene considerata dall'autore una condizione giustificata dal fine di raggiungere un obiettivo omeostatico. Affinché un protocollo venga effettuato in modo efficace sono necessari quelli che egli chiama sistemi di incentivazione e di previsione. Comparsi già in organismi molto semplici, essi sono presenti negli esseri il cui cervello è capace di intuire le anomalie degli equilibri fisiologici e quando ci sia bisogno di una "correzione". Le capacità di questi esseri permettevano di idearsi la rappresentazione della condizione corporea, immaginarsi lo stato omeostatico che si desidera raggiungere e infine confrontare le due situazioni fino a farle coincidere. La conseguenza di ciò fu la creazione di una scala biologica interna in grado di stimare la distanza fra la situazione attuale e quella da raggiungere. Quella scala permette ancora oggi all'uomo di constatare le dinamiche interne del proprio corpo. La gestione di queste condizioni è affidata agli ormoni e ai neuromodulatori. Già presenti nelle prime cellule, essi si occupano della coordinazione dei processi organici; nei casi in cui la sopravvivenza viene messa a rischio si attiva un meccanismo di correzione; il cervello avverte l'anomalia e definisce l'urgenza con cui il

cambiamento deve essere imposto. Gli stati che si allontanano dai valori favorevoli alla sopravvivenza sono associati alle mappe cerebrali di quel che viene sentito come "dolore" e "punizione". Gli stati invece che portano i valori verso i livelli favorevoli alla sopravvivenza conducono alle mappe cerebrali riferite a "piacere" e "ricompensa".

I cervelli in grado di autoregolarsi continuarono poi ad evolversi e ad arricchire le loro abilità. Damasio ci informa che le competenze cerebrali divennero in grado non solo di percepire la natura degli stimoli ma anche di prevedere la loro presenza tramite la secrezione di molecole specifiche: il rilascio di dopamina e ossitocina per gli stimoli piacevoli, cortisolo e prolattina per quelli minacciosi. Per mezzo delle stesse molecole il cervello riuscì perfino a segnalare un errore di previsione e promuovere un comportamento migliore rispetto il precedente; l'emissione di queste sostanze porta infatti consistenti modifiche al comportamento ottimizzandolo alla ricerca o all'evitamento dello stimolo, a seconda di quel che è più vantaggioso per la sopravvivenza. Un'altra capacità che il cervello evolse fu quella di raggruppare una serie di stimoli che seguivano uno schema, per anticipare cosa sarebbe dovuto accadere in seguito. Questo insieme di potenti abilità cerebrali evidenzia l'importanza dei sistemi omeostatici e dei dispositivi di incentivazione e di previsione al fine di proteggere l'organismo vivente. Più l'evoluzione avanzava e più i programmi omeostatici diventavano sempre più complessi, sia per quanto riguarda le condizioni da cui erano innescati che per i risultati che fornivano. Essi si rivelarono ben presto ciò che noi conosciamo come impulsi, motivazioni ed emozioni.

Antonio Damasio

Il concetto di valore biologico.

Nel marketing, più un prodotto è difficile da ottenere più il suo prezzo sale. L'attribuzione di un prezzo è la maniera simbolica per distinguere la quantità disponibile del prodotto e la domanda del medesimo. Si tratta di una semplice logica sull'importanza che un oggetto può assumere nell'interesse collettivo. D'altronde, il prezzo è quell'emblema che testimonia la nostra esigenza di dare valore alle cose. Damasio va oltre questa concezione, chiedendosi: "Ma perché non vi è abbastanza di tutto per tutti?". La risposta che egli stesso fornisce è che non vi sia alla base una distribuzione disomogenea dei bisogni.

Nello scenario della vita biologica, la stima del valore biologico viene posta all'origine della mera sopravvivenza. L'autore identifica una gamma di sostanze chimiche associate al concetto di valore; le monoammine, quali dopamina, serotonina, noradrenalina, ma anche il cortisolo, l'ossitocina e la vasopressina. Egli sostiene che esse vengano prodotte da alcuni nuclei nel tronco encefalico, nell'ipotalamo e nel prosencefalo basale, inviate successivamente ad altre parti del cervello o ad alcune parti del corpo.

Come si è già visto, l'omeostasi è la tendenza a regolare i propri stati interni e non sorprende che sia associata al costrutto del valore. Damasio vuole intendere che la tendenza naturale a regolare i propri parametri fisiologici è sempre dipesa dal riconoscimento e la soddisfazione dei bisogni di sopravvivenza. Nel corso dell'evoluzione ogni specie animale è riuscita a distinguere le diverse necessità e perciò dare una differente priorità ad ognuna di esse. Ciò ha portato ad attribuire un diverso valore all'esterno continuamente riferito alle dinamiche dell'equilibrio interno. A tale proposito, Damasio sostiene che gli oggetti e i fenomeni con cui si interagisce nel corso della vita acquisiscano la loro importanza in una diretta o indiretta relazione con il valore biologico primario. Dare un valore alle relazioni si basa sulla consapevolezza di individuare all'esterno ciò che può garantire una stabilità all'interno dell'organismo. In particolare, la decisione di attribuire del valore consiste nel riportare la propria condizione entro un preciso lasso biologico. La rappresentazione cerebrale dei parametri chimici va ad innescare dei dispositivi inconsci che stimano le proprie deviazioni dall'intervallo e l'appropriata reazione.

E' ora chiaro come l'ambiente investito di valore possa influenzare lo stato biologico dell'organismo. L'intervallo omeostatico tuttavia non è uniforme e presenta diversi settori; alcuni di essi coincidono con una buona regolazione dei processi vitali, altri invece con una poco efficiente, altri ancora indicano le zone con un elevato rischio di morte. E' dunque legittimo rivolgere maggior valore agli elementi e le azioni che contribuiranno ad una regolazione ottimale. L'uomo conosce quale sia la parte ideale del proprio intervallo omeostatico, in quanto tale conoscenza se la permette solo chi possiede una mente cosciente. Nei meandri della coscienza, ciò che è maggiormente incline a favorire l'adattamento e la sopravvivenza si manifesta con sensazioni consce, direttamente vissute dall'individuo.

Damasio li chiama sentimenti:"nella mente cosciente, gli intervalli ottimali si esprimono come sentimenti piacevoli; gli intervalli pericolosi come sentimenti non troppo piacevoli o addirittura dolorosi". Il funzionamento di un organismo che produce stati equilibrati rappresenta il substrato dei sentimenti di benessere. La stessa cosa vale per un funzionamento inefficiente e disorganizzato, responsabile di sentimenti opposti, quali di dolore e sofferenza.

E' intrigante quanto l'autore faccia risultare l'elemento della coscienza come unica costante in un suo discorso prettamente biologico. Egli spiega come la nascita degli aspetti coscienti della mente segnò un'era che diede vita a una nuova ottica da cui osservare la vita biologica. Molto tempo fa gli esseri non dotati di una mente non potevano far altro che affidare la loro esistenza ai rigidi parametri chimici per guidare le azioni di sopravvivenza. Fu poi la volta di organismi che presentavano dei cervelli abbastanza complessi da poter creare una mente. La conquista della mente permise ai cervelli di produrre immagini e sentimenti, ad avere cioè una visione molto più dettagliata sulle condizioni vissute. La diretta conseguenza di ciò furono le prime forme di coscienza. Essa apparì come un avanzato mezzo per aumentare le potenzialità della regolazione automatica. L'introduzione della coscienza mise in atto un sorprendente cambiamento del modo di porsi verso la stessa esistenza. Essa ha incrementato l'adattabilità nei diversi contesti, ha permesso di attuare soluzioni sempre più innovative per l'adattamento. Il caso della nostra specie è di massimo rilievo. Quando il cervello umano cominciò a comporsi dei primi germogli di coscienza, ebbe luogo il passaggio da una regolazione semplice ad una molto più articolata.

"Siamo evoluti per adattarci a moltissime nicchie e possiamo imparare ad adattarci a molte altre ancora" sostiene Damasio. Non c'è stato bisogno di farci crescere le ali o gli artigli, ma abbiamo costruito macchine o edifici che hanno sempre offerto le condizioni ideali per adattarci ovunque.

 

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