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Giuseppe Salvatore Spinello Benintende “Il Marchese di Niscemi e l’Eroe di Forte dei Marmi

rizzo

 Niscemi ha una lunga tradizione di poeti e di scrittori, di storici e di linguisti.

Il professore Angelo Marsiano ha redatto un Profilo culturale niscemese, pubblicato postumo sulla sua "Geografia antropica" nel 1995.

In tempi diversi di questo argomento se n'erano occupati altri storici dal canonico Rosario Disca, al filosofo Emanuele Conti al giornalista, e scrittore, Giuseppe Blanco, mentre un giovane ricercatore, il prof. Nunzio Pardo, sta redigendo una bibliografia completa di autori che si sono occupati, in vario modo, del nostro Territorio. Territorio che da qualche decennio è sotto la lente del dott. Giuseppe Rizzo per una storia della nostra Città.

Mentre di storia contemporanea, l'avvocato Giuseppe D'Alessandro ha all'attivo  opere pubblicate e altre in fase di pubblicazione.

Ma, per chiudere queste breve parentesi, non possiamo non citare il linguista Gaetano Vicari e la sua ponderosa opera, in fase di ultimazione, sul dialetto niscemese.

Tra le giovanissime leve troviamo Giuseppe Salvatore Spinello Benintende che ha all'attivo tre pubblicazioni : "C'era una volta Niscemi. Storia di un archivio di famiglia", e due elegantissimi libretti.

Noi, in questa nota ci occuperemo della quarta opera: "Il Marchese di Niscemi e l'Eroe di Forte dei marmi. Da dimenticate storie del secolo scorso. Romanzo storico".

A dire il vero anche le ultime due pubblicazioni erano "romanzi storici" sia per la materia trattata, "Il Marchese e il serafico velo della Madonna" e "Il Marchese e la misteriosa fine di Parachiazza", sia perché i personaggi e i fatti narrati fanno parte della storia di Niscemi.

Ma bisogna fare attenzione. Non è la storia raccontata, nei termini e nei modi, che è giunta fino a noi, ma una forma di "decontaminazione della Memoria", per usare un argomento di cui si comincia a discutere, così come è stata descritta da altri autori precedenti.

E lo dice a chiare lettere nella sua prima pubblicazione: "E' la 'non storia' che si ripete, se a distanza di secoli ancora oggi ci lamentiamo per l'incuria delle strade, per la penuria d'acqua, per la mancanza dei servizi. Questa grave assenza è legata alla mancanza di un qualsiasi evento storico niscemese eclatante, come su inteso ed è la conseguenza ma al tempo stesso la causa, ma è un mio parere, dell'evidente carenza di orgoglio che, se ci fosse, sarebbe l'embrione di molte virtù necessarie. Quindi non per forza ad ogni evento corrisponde un fatto storico. Non per forza bisogna dare a Niscemi glorie risorgimentali che non ha".

In questo romanzo troviamo, come nei romanzi precedenti, oltre al "Marchese" , altri personaggi, il parroco della Chiesa Madre, don Gioacchino, il sacrista "Tanuzzu", donna Pudda e sua figlia, la storica serva-amante del Marchese, Concetta, cresciuta nel palazzo padronale come una serva e alla quale il "Marchese" si sente molto legato. Fosse solo perché fino al quel momento si era dedicata, anima e corpo al suo padrone.

Personaggi che, abbandonati i secoli passati, si muovono negli anni quaranta del secolo scorso, inseriti nelle pagine storiche del secondo conflitto mondiale.

Il "Marchese", dopo una vita trascorsa alquanto movimentata, tra gioie e dolori, ha trovato il suo buon ritiro nel palazzo di famiglia coccolato dalla sua Concetta. Ma viene distolto dal suo presente, il 10 giugno 1940, dalla dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra del capo del governo italiano: Benito Mussolini.

Il Marchese sa, per esperienze passate, che le guerre non hanno mai portato del bene a nessuno: morti, distruzioni di intere città, deportazioni di massa.

 Ma lo scoppio della guerra catapulta a Niscemi il "Gruppo mobile E" al comando del capitano Giuseppe Granieri e del sottotenente Angiolino Navari, giovane, e gagliardo, maestro elementare di Forte dei Marmi.

Il quartier generale viene ospitato nel palazzo del Marchese, data la lunga amicizia che lega il capitato Granieri e il padrone di casa che con Granieri ha condiviso "… avventure amorose in giro per il mondo ma anche dolori e tragedie. Fra i due c'è grande affetto e stima. C'è amicizia di quelle che sa di dover gioire quando l'altro gioisce e sa di dover amare quando l'altro soffre" (pagg.29-30). Il giovane Navari entra subito in sintonia con il Marchese che, accortosi dell'interesse che il      giovane aveva per i libri stipati in capienti biblioteche, lo mette subito a suo agio lasciandogli mano libera nella consultazione. E Concetta, quando Angiolino è in biblioteca, non gli fa mai mancare il caffè i dolci e qualche fetta di torta. E Angiolino le legge anche qualche poesia.

Un giorno il Marchese organizza una battuta di caccia, ma Angiolino declina l'invito e rimane nel Palazzo a consultare libri. Non in biblioteca, ma in camera sua.

Seguono delle pagine raffinatissime, intrise di passione e di voluttà: "I due amanti, i giovani Romeo e Giulietta, non stanno facendo alcun torto alle loro famiglie, né al Marchese, perché il loro è amore e l'amore non conosce tradimento" (pag.39).

E quando Concetta va a confessare il suo "peccato" a don Gioacchino, raccontando tutto ciò che è successo. "Don Gioacchino ascolta in silenzio, non dice una parola se non quelle della formula dell'assoluzione aggiungendo 'figlia mia, quando si ama non si pecca mai'" (pag. 41).

Esattamente tre anni e un mese dopo la dichiarazione di guerra, il 10 luglio 1943, avviene lo sbarco delle truppe alleate a Gela.

Una bomba cade nelle vicinanze del Palazzo del Marchese e lo sconquassa. La paura si impadronisce di tutte le persone che lo abitavano, soprattutto del Marchese che va alla ricerca della sua Concetta. E si tranquillizza solo dopo averla trovata.

"Il gruppo mobile E" smobilita e si prepara a raggiungere Gela.

Prima che questa storia finisce, le ultime pagine, che la descrivono con garbo, intensità e grande sensibilità, vanno lette e rilette per comprendere cosa sia una guerra e come, da una conoscenza occasionale, possa nascere una bella e toccante storia d'amore.

 

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