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Corrado Augias Giovanni Filoramo “Il grande romanzo dei Vangeli”

rizzo

 "I Vangeli non sono solo il testo sacro della Cristianità, sono anche uno straordinario deposito di storie, personaggi, passioni. Ma cosa sappiamo davvero di Maria, di Pilato, di Pietro, della folla che ascolta il Discorso della Montagna? Chi sono davvero gli uomini e le donne di quel grande romanzo polifonico che sono i Vangeli?".

Ecco uno straordinario punto di partenza di questo libro affascinante. Un punto che ci viene presentato da due Autori altrettanto straordinari.

Corrado Augias scrittore, saggista, autore teatrale, ideatore e conduttore di programmi televisivi che hanno riscontrato grandi consensi di pubblico per il livello culturale. Ha già affrontato, con altri testi, le problematiche religiose.

Recentemente ha restituito, grandissimo atto di onestà intellettuale, alla Francia la Legion d'onore perché la stessa onorificenza era stata consegnata, recentemente, dal presidente francese Macron all'attuale dittatore egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, che non ha esitato a coprire i suoi militari assassini del giovane Giulio Regeni, dopo averlo sequestrato, torturato e ucciso.

Giovanni Filoramo, "uno dei maggiori storici del cristianesimo", accademico e insegnante di Storia del cristianesimo all'Università di Torino. Ha scritto diversi libri sulla storia del cristianesimo e di vari fenomeni religiosi.

 Ecco una chiave di lettura, che ci fornisce il primo capitolo del libro "Una letteratura fantastica", necessaria per inquadrare una un romanzo pieno di sorprese.

"Mettiamoci nella condizione di un viaggiatore che, venuto da un mondo lontano, cominciasse a sfogliare le pagine dei Vangeli totalmente ignaro della loro origine e di ogni possibile implicazione teologica; che cosa leggerebbe? In buona sostanza quattro versioni in parte (ma non del tutto) simili della tragica vicenda di un predicatore che, avendo sfidato il potere, viene processato e condannato a morte. In termini contemporanei il protagonista, il reo, sarebbe accusato (con tutte le approssimazioni del caso) di attentato all'integrità dello Stato, forse di alto tradimento. In uno Stato teocratico invece, uno di quelli esistenti e che ancora qua e là sopravvivono, l'accusa potrebbe essere di blasfemìa, stregoneria, eresia. Reati che la civiltà moderna considera ripugnanti ma in nome dei quali, nel corso dei secoli, migliaia di esseri umani sono stati torturati e uccisi – e continuano talvolta a essere uccisi". (pag. 4). Oggi come ieri.

Il secondo capitolo rappresenta il punto di partenza del confronto tra due eccellenti studiosi del Cristianesimo.

E' questo l'inizio che, pagina dopo pagina, ci presenta le figure che si muovono intorno a questa sorprendente figura di "Predicatore": i genitori, gli evangelisti, gli apostoli che abbandonano casa e famiglia per seguirlo; la Maddalena, Giuda, Pilato le moltitudini (oggi diremmo " la gente") che passano, quasi con una tranquillità che sfiora l'indifferenza, tra un momento d'amore e un altro di odio.

Una storia raccontata come un libro di narrativa, che ci offre non pochi spunti e che ci emozionano ogni qualvolta leggiamo qualcosa di straordinario. E di nuovo.

Il primo argomento affrontato è il "Sermo del Monte", che, oltre ad essere il "primo discorso" di Gesù, è meglio noto come il Discorso della Montagna e delle Beatitudini che il prof. Filoramo definisce un "… discorso di radicalismo etico. Nona caso, spiriti sommi come Tolstoj o Gandhi vi hanno visto il nucleo del vangelo. […] Se è vero, come io credo, che il nucleo originario di queste beatitudini, conservato in Luca, è dedicato esclusivamente ai poveri, affamati e afflitti (non a caso, è un testo di riferimento per ogni teologia della liberazione che si rispetti)" (pag. 15).

Stimolato da Augias l'interlocutore Filoramo esprimere il suo parere sulle Beatitudini: "In che cosa consiste questo messaggio" Come lei ha già ricordato, in un sovvertimento radicale dei valori mondani dominanti, ieri come oggi, a cominciare dalla violenza e dall'odio. Diciamo la verità: i precetti singolari che Gesù annuncia sono irrealizzabili. Pensi se un insegnante un giorno decidesse di farli propri e insegnarli in classe ai suoi allievi. I genitori si rivolterebbero: ma come è possibile insegnare a mio figlio che, se prende uno schiaffo su una guancia, invece di rispondere come si deve, come gli ho insegnato, deve porgere l'altra guancia?"(pag. 16).

E sui Vangeli il confronto diventa serrato. Augias chiede da chi, e quando, sono stati scritti i Vangeli. E si aprono spiragli inediti sulla complessità della problematica. Filoramo, nette in evidenza, che la gestione dei Vangeli è stata gestita dalla Chiesa cattolica e a nulla è valsa la Riforma luterana che ha bai-passato tutte le intermediazioni e le interpretazioni poste in essere dalla Chiesa nella lettura dei Vangeli dai precedenti millenni fino ad oggi.

I successivi capitoli, diciassette, affrontano le figure più avvincenti: dalla famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe "Uomo buono e pio", al "cugino" Giovanni,, "detto il Battista"…!

Nel capitolo undicesimo, "Irrompe il popolo", sia Augias che Filoramo ne contestualizzano fisonomie, molto singolari, che ci fanno comprendere da dove veniamo.

Augias: "Uno dei soggetti che compare qua e là nei vangeli è il popolo ovvero le turbe che assistono alla predicazionedi Gesù, talvolta lo seguono, hanno reazioni diverse di fronte alla sua presenza e alle sue parole, ora accettandole ora rifiutandole. Questo soggetto collettivo costituisce lo sfondo mobile, sul quale il protagonista si muove. Il suo mutevole atteggiamento sembra anticipare la fisionomia popolare, mutevole anch'essa, capace di svariare dall'adorazione alla ferocia …".

Filoramo risponde: "Un cenno alla terminologia può essere utile anche perché oggi il termine popolo è gravato da vari significati politici devianti. Possiamo scansare l'insidia ricordando che nel greco del Nuovo Testamento il termine che indica il particolare soggetto da lei ricordato è 'ochlos' che significa 'folla', 'moltitudine, un insieme di persone che si raggruppa ora ordinatamente, ora senza ordine seguendo gli umori del momento, senza logiche particolari" (pagg.112/113).

Si potrebbe pensare che oramai sui Vangeli non ci sia niente di nuovo. E sarà anche vero. Ma la lettura di questo "grande romanzo" ci apre nuovi orizzonti e ha ragione il prof. Filoramo quando afferma: "Li ho letti e riletti molte volte. Ci sono personaggi che, parlo da laico, mi colpiscono ancora in modo fortissimo".

 

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