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Cassa Forense aumenta il contributo di maternità del 40% per un ricavo di 30 mln. Si faranno più figli?

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Abbiamo tutti appreso che l'attuale Comitato dei Delegati, dopo una incessante richiesta da parte dell' Avvocatura in protesta durata più di 1 anno, ha deliberato, in prossimità della indizione delle elezioni per il rinnovo del Comitato dei Delegati di Cassa Forense (che si terranno dal 24 al 28 settembre presso tutti gli Ordini d'Italia) ​​la "abrogazione temporanea", ovvero "sospensione" ​​del contributo minimo integrativo di euro 710,00 all' anno, per gli anni 2018 - 2022.

Ciò che ancora non si è potuto verificare è se il termine tecnico indicato nella delibera sia, appunto,  ​​"abrogazione temporanea" , ovvero "sospensione" , il cui effetto giuridico , sarebbe quello di far rivivere il debito pregresso tra 5 anni e, dunque, l'obbligo di corrisponderlo in un'unica soluzione.

Siamo Avvocati, per cui queste osservazioni dobbiamo farle e dobbiamo pretendere la lettura del testo, non potendo poi far ricorso ad alcun principio di ignoranza scusabile. Qualcuno, dinanzi a tali richieste, avrebbe addirittura parlato di "non dovuto", cioè nella delibera il termine tecnico utilizzato sarebbe il famoso istituto giuridico del "non dovuto" (?!), che si potrebbe tradurre in un "per ora non me li dai poi si vede " .

E' chiaro che al termine del quinquennio il contributo minimo integrativo dovrà essere versato nuovamente a decorrere dal 2023, ma la domanda è un'altra : le somme "sospese" nel quinquennio dovranno essere versate tutte al termine del quinquennio ?

A mio avviso, per stare tranquilli, si sarebbe dovuto parlare semplicemente di esonero, ma questo termine non è mai stato riferito dai delegati.

Le associazioni "in protesta" hanno più volte chiesto che venisse pubblicata tale delibera sul sito di CF, anche per conoscere la copertura di questa misura, senza la quale il Ministero non avrebbe potuto approvarla. 

Possiamo presumere che siano stati sottratti fondi all'assistenza, ma possiamo fare anche un'altra ipotesi.  

La copertura potrebbe essere stata la contro misura dell' aumento del contributo di maternità, previsto proprio da questo mese di settembre (da € 84 a € 117 = + 40% ), in quanto appare improbabile un futuro aumento delle nascite , posto che le gravidanze a rischio rientrano nell'assistenza indennitaria per malattia/infortunio (con i limiti di tutela che ne derivano).  

Leggiamo qui il parere dell' Avv. Daniele Melacotte del Foro di Ancona.

"In riferimento al più che discutibile aumento del contributo di maternità di quest'anno, non posso fare a meno di evidenziare, conti alla mano, che lo stesso permetterà a C. F. un introito di c.a. 30 mln di € !!

Mi sorgono allora spontanee alcune domande: quali rosee previsioni hanno richiesto la necessità di deliberare un aumento ? E nella magica palla di vetro di via Visconti, considerato il "corposo" afflusso di denaro che ne deriverebbe, quante migliaia e migliaia di colleghe si è mai preveduto che vadano in maternità il prossimo anno ? Quanti dei c.a 30 mln. andranno alle future mamme ? Come verrà impiegata ed a quanto ammonterà la parte di introiti che "dovesse" avanzare una volta soddisfatte tutte le richieste di indennità di maternità ?

Domande più che legittime, dato che abbiamo il sacrosanto diritto di conoscere, in modo chiaro ed esaustivo, dove vanno a finire e come vengono impiegati i non pochi sudati soldi dei contribuenti.

Proporrei che la quota di introiti eventualmente residuata  dai c.a. 30 mln. che si andranno ad incassare da quest'anno, venga utilizzata effettivamente, e con i dovuti criteri distintivi di reddito, unitamente a parte di quelle somme che oggi vengono invece destinate ad investimenti ad alto rischio (vedasi PMI, Sicav, FMI found umbrella, nonché i 10 mln di euro letteralmente buttati sul deficitario FICO), per una reale assistenza.

Per reale assistenza si intende erogazioni a titolo di indennità di malattia/diaria a tutti quei colleghi che si trovino , per qualunque motivo (e quindi anche se colpiti da influenza, virus o che altro) nell'impossibilità di lavorare e percepire reddito per un determinato periodo di tempo, che sia esso di un giorno, una settimana, un mese o un intero anno, dietro presentazione di idonea certificazione del medico curante come avviene in Inps ( e non a decorrere dal 61° giorno );  e/o, in aiuto di coloro che dalla malattia abbiano avuto postumi invalidanti, portatori di handicap, e potrei andare avanti ancora per molto.

Si potrebbe obiettare che esiste la​​ polizza sanitaria base offerta gratuitamente a tutti gli iscritti, ma sappiamo bene che la stessa copre solo i grandi interventi chirurgici o gravi eventi morbosi e che la "base" ha coperture limitate e ridotte mentre se vuoi quella integrativa, più estesa devi sborsare ben 805,00 euro e comunque deve trattarsi quantomeno di ricoveri o cure ospedaliere.

Si potrebbe allora integrare ed estendere, gratuitamente o con un costo "simbolico" a copertura delle conseguenze generate da qualunque genere ed entità di malattia, come detto in precedenza, ovvero prevedere una solida polizza a copertura degli infortuni, anche in itinere, e tante altre modalità di tutela assistenziale, che sarebbe troppo lungo qui elencare.

Questo è il welfare, quello buono , a tutela degli iscritti, e non quello che invece definisco c-attivo, delle indistinte distribuzioni a pioggia, senza discrimine, a prescindere da chi ne abbia realmente bisogno e con il criterio del "chi tardi arriva male alloggia", (poiché leggiamo di rigetti per " esaurimento fondi ").

Le idee, i margini e le coperture per rivedere questo iniquo sistema di assistenza ci sarebbero, tutto stà nell'avere a Cassa, dei delegati competenti, con un solido programma di riforma, che puntino al cambiamento e non si lascino ammaliare dal canto delle sirene."

 

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