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Basta violenza sulle donne: da Rula Jebreal a Giuseppina Torre

Ivana

Si sono spenti i riflettori sulla 70esima edizione del Festival di Sanremo ma non si sono placati i commenti e gli apprezzamenti sui contenuti dei monologhi che dal palco dell'Ariston hanno raggiunto le case degli italiani. A colpire dritto al cuore è stata la testimonianza di Rula Jebreal: intensa, emozionante, struggente e soprattutto vera. Rula Jebreal ha parlato alle donne e agli uomini, lo ha fatto davanti ad un pubblico eterogeneo per età, provenienza ed estrazione sociale, in occasione di uno dei Festival più chiacchierati e criticati per le parole pronunciate dal conduttore nel corso della conferenza di presentazione dell'evento sanremese. Un intervento, in prima serata, che ha cambiato il volto della kermesse canora, legandola a doppia maglia agli italiani ed in particolare e quella fetta di pubblico che non sta a guardare di fronte alla violenza, ai casi di femminicidio, che denuncia tali crimini, che scende in piazza per manifestare il proprio dissenso, che nelle aule dei tribunali difende e non offende, che nelle stanze dei CAV accoglie, ascolta e aiuta le vittime senza giudicare, senza se e senza ma. Anche Rosa Perupato, presidente dell'associazione Il Filo di Seta, condivide questo pensiero e parla dell'impegno costante dell'associazione nel difendere, tutelare e aiutare le donne vittime di violenza con tutti i mezzi a disposizione e collaborando, quando richiesto, con le forze dell'ordine. Intanto ha voluto esprimere il suo personale apprezzamento in merito alla kermesse: "Con il monologo di Rula Jebreal Sanremo si è rivalutato", poi ha aggiunto "al di là delle polemiche sorte a seguito della presenza di Junior Cally, che ancora oggi come associazione non condividiamo, non possiamo non apprezzare il monologo della giornalista Rula Jebreal: profondo, intenso ed estremamente emozionante e vero. Con la sua testimonianza ha spezzato quel silenzio pesante e infame a cui sono costrette tante donne vittime di violenza". Con le sue parole ha parlato ai cuori delle donne invitandole a gettare la maschera che indossano per paura o per assecondare uomini che cercano di dominarle. Ha parlato alle donne e agli uomini che continuano a puntare il dito contro le vittime, con le solite domande (Come era vestita? Che cosa aveva bevuto? Quali erano le sue abitudini? ect...ect…) alludendo dunque agli usi e costumi delle donne al fine di giustificare l'ingiustificabile".

 "Con la sua testimonianza - rimarca Rosa Perupato - Rula ha messo il dito nella piaga parlando agli uomini, invitandoli a ribellarsi insieme a noi, ad essere compagni e complici delle donne, ad indignarsi quando qualcuno ci chiede - lei cosa ha fatto per meritare quello che le è successo? - Come donne, pur non avendo vissuto in prima persona tali drammi, non possiamo stare zitte. Abbiamo il dovere di reagire. Questo dovere ci ha portate alla costituzione dell'associazione Il Filo di Seta, perchè vogliamo stare a fianco delle donne vittime di violenza". Uno dovere che si traduce nel sostegno e aiuto costante delle vittime, nell’organizzazione di eventi, di iniziative e raccolta fondi per far fronte alle diverse emergenze. “Non dimentichiamo che come CAV accogliamo donne e bambini, diamo un posto dove alloggiare e provvediamo a tutte le spese del caso. Siamo volontarie e cerchiamo di dare il nostro contributo operando su più fronti, coinvolgendo i giovani e le scuole, le istituzioni e le risorse umane del territorio”. 

​Per concludere evidenzio che il Festival di Sanremo non è l’unica kermesse a puntare i riflettori sulla violenza contro le donne. A Comiso, ad esempio, a fine mese si terrà un concorso internazionale a firma di Diego Cortex “Miss Red Carpet”. Si tratta di una serata benefica contro la violenza sulle donne. Special guest Jo Squillo Tv Moda. A Marzo, a Vittoria, Il Filo di Seta, invece, organizza un pomeriggio culturale e musicale con la pianista Giuseppina Torre, già testimonial dell’associazione. Una donna che, qualche anno fa al termine di un concerto, ha avuto il coraggio  di raccontare la sua storia e di denunciare pubblicamente i soprusi e le violenze psicologiche e fisiche subite. In quell’occasione disse: “la musica mi ha salvato”. 


 

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