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Duro monito della COVIP per Cassa Forense e le altre Casse Private

PARL1

 Nell'audizione della seduta del 20 ottobre scorso, avanti la commissione parlamentare bicamerale che esercita il controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e dia assistenza sociale, la Covip, ha avuto modo di sollevare criticità e forti dubbi sugli investimenti operati delle Casse previdenziali private.

Ma cos'è la Covip? E quali compiti svolge?

E' un'Autorità indipendente che controlla e verifica il corretto funzionamento del sistema dei fondi che in forza dei poteri di vigilanza conferitole con il DL n. 98 del 6 Luglio 2011. Svolge quindi un'attività di controllo al fine di garantire ed assicurare la trasparenza e la correttezza nella gestione e nell'amministrazione dei fondi pensione e in genere delle forme previdenziali. Inoltre alla Covip sono stati attribuiti compiti di controllo sugli investimenti finanziari e sul patrimonio delle Casse professionali private.

La Covip predispone annualmente una relazione sull'attività svolta e sul mercato della previdenza complementare.

Dopo la sua audizione, caldeggiata dal gruppo di avvocati aderenti al CDI (Comitato degli Iscritti), si attende adesso la convocazione della delegazione dei rappresentanti del Comitato degli Iscritti a cui come si ricorderà hanno aderito migliaia di avvocati di tutta Italia, guidata dal suo presidente avv. Daniela Nazzaro del Foro di Roma.

 Il CDI ha sollevato infatti diverse questioni in ordine all'impiego degli enormi capitali da parte di Cassa Forense nel corso della manifestazione nazionale del 3 settembre scorso tenutasi a Roma. In quell'occasione è stato fortemente criticato l'operato di Cassa Forense in materia di investimenti delle risorse finanziarie in quanto per la mancanza di un'apposita regolamentazione, non ha assicurato il rispetto di principi della più ampia trasparenza ormai consolidati nella prassi e più volte invocati dagli avvocati e dalla stessa Covip.

La Covip nell'audizione del 20 ottobre scorso avanti la bicamerale, ha dichiarato che in mancanza della pubblicazione da parte dei ministeri interessati (Lavoro e MEF) dell'apposito Regolamento previsto dalla normativa che disciplina la materia, le Casse Previdenziali Private hanno continuato ad investire le proprie risorse finanziarie senza criteri prestabiliti esponendole a notevoli rischi a danno degli iscritti.

La Covip da un lato ha auspicato che la vicenda relativa alla redazione del Regolamento con la pubblicazione del decreto interministeriale possa essere risolta nell'immediato e dall'altro per superare le inefficienze riscontrate chiede alle Casse l'adozione di procedure che possano individuare migliori soluzioni sul piano gestionale e della governance.

Nell'attività di vigilanza la COVIP "ha posto particolare attenzione alla correttezza e linearità del processo decisionale seguito nelle scelte di investimento, al ruolo svolto dagli advisor, ai sistemi di controllo della gestione finanziaria oltre che alla verifica di singole operazioni poste in essere."

 Per rendere l'idea della portata dell'attività di controllo della Covip e della posta in gioco su cui di recente sono stati accesi i riflettori degli iscritti, basta ricordare che le Casse di Previdenza in Italia gestiscono un capitale complessivo (anno 2019) di circa 100 miliardi di euro, con una propensione all'aumento che si registra ogni anno . Dal 2011 al 2019 le attività della casse è aumentato di oltre 40 miliardi pari al 72,3%. Per quanto attiene alle modalità gestionali, le attività finanziarie gestite in forma diretta dalle casse ammonta a oltre 66 miliardi, mentre quelle affidate a terzi intermediari specializzati a circa 17 miliardi.

Ma a questo punto viene da chiedersi quali criteri sono stati utilizzati nell'impiegare questa enorme quantità di risorse? La Covip ha potuto accertare che in mancanza del Regolamento diverse casse si sono ispirate alle regole dettate dalla regolamentazione vigente per i Fondi Pensione, ma non avendo forza cogente queste regole sono state tuttavia applicate con ampi gradi di libertà e con pratiche discutibili. In mancanza di un quadro regolamentare unitario la Covip ha riscontrato nell'operato delle Casse una scarsa chiarezza complessiva, diverse incongruenze e duplicazioni di contenuti. Tale frammentarietà ha avuto conseguenze negative sull'efficacia della stessa azione di vigilanza dell'organismo di controllo che oggettivamente è stata ostacolata.

Alla luce delle conclusioni a cui è pervenuta l'attività della Covip e dalle dichiarazioni rese, in una recente intervista rilasciata al Sole 24Ore dal presidente Padula, emerge che per porre fine all'attuale stato di incertezza in materia di trasparenza, di conflitti di interessi sulla gestione delle risorse finanziarie messe a disposizione delle casse previdenziali, occorre procedere con celerità verso l'adozione del Regolamento interministeriale. Diversamente da quanto ritengono le Casse la proposta elaborata non è affatto datata e sarebbe invece pronta per raggiungere il traguardo.

Tale stato di confusione e di dubbi persiste da tempo, diremmo da troppo tempo, grazie all'operato e alla sensibilità degli avvocati che hanno aderito al CDI, anche tramite i social e le iniziative intraprese, è stato portato a conoscenza di tutti gli avvocati. Molti avvocati hanno così conosciuto le modalità con le quali vengono impiegati e investiti i contributi previdenziali che ogni anno versano a Cassa Forense.

Gli avvocati del CDI non si arrendono e chiedono a gran voce a Cassa Forense più trasparenza nelle scelte sugli investimenti finanziari e nelle more che sia emanato il Regolamento interministeriale chiedono, per evitare che si incorra nella grave e intollerabile violazione dell'art. 3 e 38 della Costituzione, di avere le stesse garanzie e le stesse sicurezze previste per i lavoratori iscritti ai Fondi Pensione.

Si allega il testo integrale della relazione dell'audizione della Covip

 

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