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Antonio Scurati, “Il sopravvissuto” I massacri quotidiani

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Non passa giorno senza essere informati sui massacri, grandi o piccoli, che avvengono nelle scuole degli Stati Uniti d'America, dove, per statistiche recenti, risulta che nei Cinquanta Stati dell'Unione "… ci sono più armi che persone"!

Le cronache, e la storia, fanno risalire al 18 maggio del 1927 a Bath Township, Michigan, il primo sconvolgente attentato terroristico, allorché esplodono tre ordigni contemporaneamente distruggendo una scuola e causando la morte di 45 persone, compreso l'attentatore, Andrew P. Kehoe, e ferendone altre 58. La maggior parte dei morti erano bambini che frequentavano quella scuola.

Mentre il 14 dicembre 2012, nella scuola Sandy Hook di Newtown,un ragazzo, Adam Lanza di 20 anni, uccise 6 donne e 20 bambini, prima di togliersi la vita.

Sono due esempi inquietanti che ricordano, alle corti memorie contemporanee, una pagina brutta, che si manifesta con puntualità quotidiana. Nella indifferenza generale. E che si ripropongano con terrificante sgomento.

E' chiaro che non si tratta di un fenomeno solo statunitense e che altri episodi, altrettanto drammatici e sconvolgenti, si sono verificati in ogni dove. Europa compresa.

Come non ricordare il massacro di Anders Behering Breivik, l'estremista di destra di 33 anni che il 22 luglio 2011 sconvolse la Norvegia e il mondo intero, uccidendo 69 giovani nel "campo estivo dei giovani laburisti" a Utoya, un'isoletta a una trentina di chilometri a ovest della capitale Oslo.

Recentemente, 31 marzo 2021 è stato ripubblicato il libro di Antonio Scurati, "Il sopravvissuto", edizioni Bompiani, pubblicato per la prima volta nel 2005 e che gli è valso il premio "Campiello" nello stesso anno.

"Un liceo come tanti, il giorno della prova orale dell'esame di Stato. La commissione attende il primo candidato: un ventenne fatalmente maledetto candidato a una seconda bocciatura. Quando finalmente arriva, Vitaliano Caccia estrae una calibro 9 e stermina i suoi professori, uno ad uno, a bruciapelo. Risparmia soltanto Andrea Marescalchi, l'insegnante di storia e filosofia. Il 'sopravvissuto'. Spetterà a lui il compito di interrogarsi sulle ragioni dell'inaudita violenza. Romanzo di idee e di immagini, dove la narrazione si intreccia a profonde meditazioni,'Il sopravvissuto' fa riecheggiare con forza estrema lo 'spirito del tempo' di un'epoca, la nostra, in cui tutti siamo possibili vittime di una violenza casuale, priva di motivi plausibili e di cause individuabili. Una violenza che viene da uno spazio interno, sotterraneo. Da una rinata memoria del sottosuolo", come possiamo leggere nella quarta di copertina. 

La scuola, il liceo "Paolo Sarpi", si trova a Casalegno, nel bergamasco, nelle vallate bagnate dal fiume Adda.

Un Comunità che, negli ultimi decenni, ha conosciuto lo stravolgimento ambientale, passando da un primario a misura d'uomo ad un'industrializzazione, che non ha tenuto conto, come d'altro canto inmoltissime altre regioni, dell'habitat naturale, estirpando e inquinando.

"In quella zona della bassa, le abitudini ataviche di un'agricoltura primaria, esclusivamente volta a garantire il tozzo di pane con cui arrivare a sera, avevano resistito a più di un'ondata di opulenza. I figli e i nipoti dei mezzadri, d'estate, adesso andavano alle Seychelles; la recente ricchezza non era riuscita a riscattare quei discendenti di una miseria millenaria dall'interminabile inverno dello spirito che suggeriva loro di continuare a coltivare il granoturco" (Pag.65).

Vitaliano Caccia è un giovane ventenne che non godeva della stima dei suoi professori. Ad eccezione di Andrea Marescalchi che, in più di un'occasione, aveva cercato di soccorrerlo sforzandosi di far capire ai colleghi che, tutto sommato, la scuola deve dare una mano ai giovani con qualche difficoltà comportamentale.

Dopo la sparatoria e la conta delle sette vittime, il professor Marescalchi pensa che ora tocca a lui. Invece "… Vitaliano Caccia si alzò dalla sediae mosse un passo verso il professore di filosofia. Ma non gli puntò l'arma contro. Gli puntò un dito. Lo additò e gli fece un cenno di intesa con il capo senza un fiato. Poi, proprio quando sembrava che stesse per dire qualcosa, si voltò, raggiunse la porta finestra, la fece scorrere e uscì inghiottito dalla luce come si è inghiottiti dalla tenebra" (pag. 37). Era il 18 giugno 2001.

Come ogni notizia di cronaca che si rispetti, per i lettori lontani o distratti, dopo i classici tre giorni nessuno avrebbe più parlato degli omicidi del liceo "Paolo Sarpi" di Casalegno. Ma non per il professore Andrea Marescalchi che ha più di un motivo per disperarsi della sua sopravvivenza. Non ultimo un pensiero che gli banelò, quasi spontaneo, mentre i suoi colleghi preparavano, con una malcelata soddisfazione, l'ennesima bocciatura di Vitaliano Caccia: "Meriterebbero di essere ammazzati tutti" (pag. 25) .Mezzora prima che la profezia si avverasse.

E come se non bastasse Andrea Marescalchi, quel mattino, prima di recarsi a scuola aveva avuto il presentimento che quel giorno qualcosa di brutto sarebbe sicuramente accaduto. E il professore, ricoverato in ospedale per lo stato di shock, informa il medico psichiatrico che lui sapeva ciò che stava per accadere e non ha fatto niente. Informazione che turba il medico che, a sua volta, chiede ulteriori informazioni al professore: "Ho avuto un presagio, dottore. Fin da quando mi sono svegliato ieri mattina ho avuto l'impressione di una tragedia incombente. Poi, pochi istanti prima che tutto accadesse, l'ho visto con chiarezza. In un certo senso, credo di averlo persino desiderato" (pag.50). Il medico tranquillizza il professore spiegando il fatto con "Un falso ricordo"! 

Vitaliano Caccia era uno studente che, evidentemente, non amava la scuola e che, a sua volta lo viveva come un "ragazzo difficile". Mentre il professore Marescalchi, che della scuola aveva una visione diversa dai suoi colleghi, si trovava, quasi sempre, dalla parte degli "ultimi". E tra questi Vitaliano primeggiava.

Nella vita il professore era una persona semplice e modesta, aveva una visione, tutto sommato, positiva del suo futuro accanto alla sua collega Marisa Bertini.

Invece a partire da quel 18 giugno 2001 per Andrea Marescalchi comincia la vita da "sopravvissuto".

Non essendo stato arrestato dalla forze dell'ordine Vitaliano Caccia, su cui era stata messa perfino una "taglia", il professore Marescalchi viene messo sotto scorta. Detestava le domande dei giornalisti, che lo irritavano, soprattutto, per il modo come venivano poste. Un racconto che chiamava sul banco degli imputati tutti i giovani di Casalegno con i soliti stereotipi negativi. Per non parlare, poi, delle trasmissioni televisive!

Nella seconda parte del libro, "L'ascia ai piedi dell'albero", Antonio Scurati, alla ricerca di motivazioni "attendibili" che avevano spinto Vitaliano Caccia a compiere quella strage, ricorre ad un espediente interessante: "Avrebbe spulciato il diario personale che d'abitudine teneva per annotare, le proprie esperienze di insegnante, e lo avrebbe poi incrociato con i dati fornitigli dall'analisi del registro di classe. […] … per ritrovare il momento nel quale, senza saperlo, con un gesto o una parola improvvide e sciagurate, lui Andrea Marescalchi, e nessun altro, aveva deposto l'ascia ai piedi dell'albero, lasciandola lì, in attesa della mano che la venisse a raccogliere per vibrarla contro la base del tronco" (pag.188). Comincia con la lettura delle pagine del diario dell'anno prima: il 2000.

Pagine dove ognuno di noi può benissimo riconoscersi come insegnante, genitore, studente, professionista …!

Un lavoro che permetterà ad Andrea Marescalchi di trovare quelle risposte che gli consentiranno di non passare il resto della sua vita da "sopravvissuto".

Nella foto: La scuola di Bath Township, Michigan. 

 

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