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1 maggio, domanda spontanea: "Gli Avvocati han diritto a guadagnare?"

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È il primo maggio. Festa del lavoro e la domanda sorge spontanea: "Gli avvocati devono guadagnare?"

La domanda nasce spontanea anche dopo aver letto una frase di Calamandrei:"L'avvocato vero, quello che dedica tutta la sua vita al patrocinio, muore povero;ricchi diventan soltanto coloro che sotto il titolo di avvocati sono in realtà commercianti o mezzani". 

Frase che taluni potrebbero giudicare inesplicabile ma che possiede molto di vero e altrettanto di falso. Vi dico il mio punto di vista.

Una frase del genere può ingenerare uno dei falsi miti dell'avvocatura:non bisogna farsi pagare quando a farlo sono quelli che arrivano immersi nei guai. Il patrocinio visto come una missione oppure una crociata. Un po' come il medico, insomma.

Però non mi risulta che negli studi medici i pazienti non paghino l'onorario del dottore. 

Quando esci, paghi alla segretaria. Anche se hai un tumore o soltanto un'unghia incarnita. Lo stesso è per l'avvocato. Non si lavora per la gloria e non ci si deve vergognare di chiedere il dovuto per quanto si farà o si è fatto. Il fatto che sia necessario chiederlo a chi è in difficoltà fa parte del gioco.

Nessuno va dall'avvocato se sta bene e non ha problemi. Il fatto è che comunque ci si continua a vergognare di chiedere i soldi a chi – oltre alle difficoltà giudiziaria – assomma anche quella economica. Pensate a certi istituti come il gratuito:sono già essi dei salvacondotti in tal senso. L'unico scrupolo che l'avvocato si deve fare è quello di essere chiaro fin dall'inizio. 

E basta. Nessun'altra professione sconta pregiudizi sui pagamenti come quella forense. Vi siete mai chiesti il perché ? L'idraulico non ripara il tubo se non lo paghi, e il verduriere ti può fare credito ma fino ad un certo punto.

Poi esigono il pagamento. Anche per noi deve essere lo stesso. Non si può vivere di dignità senza gli sghei. Ma per un motivo preciso. Chi lavora va pagato. Se un cliente non ti paga, ti deprezza.

 Mi viene sempre in mente l'esempio della Michelin, la Guida. Un tempo la regalavano e nessuno la leggeva perché era gratis. Ad un certo punto cominciarono a venderla e il meccanismo delle stelle diventò qualcosa di importante e numinoso per tutti, ristoratori, chef e soprattutto clienti. In ogni caso resto dell'idea che – se l'avvocato voglia fare beneficenza – possa farlo ma quando sia lui a sceglierlo e non perché si trovi intrappolato dentro drammi di coscienza che nei casi giuridici sono soltanto un intoppo in più.

L'altra interpretazione di questa frase è la seguente.

Forse Calamandrei avrebbe dovuto aggiungere l'avvocato avvocato. Perché soltanto quello che vive solo di patrocinio è destinato a morire povero. Ed in questo ha ragione, pienamente.

Chi fa solo l'avvocato, e lo fa bene perché il patrocinio non si può dividere con altri padroni come la politica o gli affari,non si arricchirà mai.

Sapete perché ? Perché quando fai le parcelle le farai sempre in base ai tuoi sforzi, al tariffario ( e come fai con certi assistiti? ) ma soprattutto in base alle condizioni economiche di chi hai rappresentato. E non avrai altri indotti all'infuori di quelli.

Tutto qui.

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