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Kurt Lewin: i conflitti sociali, una spiegazione psicoanalitica

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Kurt Zadek Lewin (Mogilno, 9 settembre 1890Newtonville, 12 febbraio 1947) è stato uno psicologo tedesco con cittadinanza statunitense, pioniere della psicologia sociale. Fu tra i sostenitori della psicologia della Gestalt, da cui recepì l'idea che la nostra esperienza non è costituita da un insieme di elementi puntiformi che si associano, ma da percezioni strutturate di oggetti e/o reti di relazioni, e che solo in questo campo di relazioni trovano il loro significato, e fu tra i primi ricercatori a studiare le dinamiche dei gruppi e lo sviluppo delle organizzazioni. A lui si deve anche l'ideazione di una metodologia formativa diventata fondamentale nella psicosociologia: il T-group.

Nacque nel villaggio di Mogilno (oggi in Polonia), nella Prussia del Kaiser Guglielmo II. La famiglia era di origine ebraica, e già allora le condizioni di vita degli ebrei tedeschi non erano semplici. Trasferitosi con la famiglia a Berlino, dove frequentò il Ginnasio (Liceo classico), si iscrisse inizialmente a Medicina, salvo poi trasferirsi (dopo un anno) alla facoltà di Filosofia dell'università di Berlino. Qui entrò in contatto, per tramite del rettore Stumpf, con la filosofia dell'atto di Franz Brentano (maestro di Carl Stumpf), da cui trasse alcuni spunti per lo sviluppo del suo pensiero futuro (in particolare la rivalutazione dell'importanza delle emozioni e della volontà nella comprensione dei comportamenti).

Prima di poter discutere la tesi Lewin fu chiamato al fronte, condividendo il destino di molti ebrei tedeschi, prima chiamati a combattere per la patria tedesca, e poi da questa sacrificati. Durante questo periodo il giovane Kurt Lewin produsse un breve saggio in cui, anticipando il concetto di "campo", che sarà poi cardine della sua psicologia, descrisse come la percezione dei luoghi e dei paesaggi cambiasse, nella mente dei soldati, a seconda della vicinanza o della distanza dal fronte. Tornato a Berlino e laureatosi con una tesi di non eccezionale interesse, rimase nell'ambiente accademico berlinese, dove venne a contatto con la filosofia di Ernst Cassirer e con la scuola della Gestalt di Wolfgang Köhler, Kurt Koffka e Max Wertheimer. Fu quindi professore di filosofia e psicologia presso la stessa Università di Berlino dal 1926. Partecipò alla prima fase della scuola di Francoforte, presso l'Istituto di studi sociali, fino a che, con la presa del potere di Hitler, molti membri si trovarono costretti ad emigrare.

Nel 1933 Lewin emigrò negli USA (da ebreo e socialista, emigrò a causa del nazismo), dove fu accolto dalla Cornell University, donde, più tardi, si sarebbe trasferito all'Università dello Stato dello Iowa (nella cosiddetta America Profonda, del Midwest e dei campi di granturco). Fu infine anche ad Harvard ed al MIT. Parallelamente, fu ricercatore e consulente presso numerose istituzioni pubbliche e private, con colleghi quali Ronald Lippitt, Leslie White, Tamara Dembo, Leon Festinger, Alex Bavelas, che si erano riuniti attorno al Research Centre for Group Dynamics, che egli diresse fino alla morte, nel 1947. Notevole fu poi la sua collaborazione con l'amica Margaret Mead, assieme alla quale, ed unitamente ad un team multidisciplinare che conteneva anche un medico ed un economista, lavorò per conto del Governo degli Stati Uniti a quello che sarebbe poi rimasto come il suo più importante lavoro, quello sul mutamento delle abitudini alimentari delle famiglie (in modo da rendere tali abitudini più adatte alla economia di guerra cui il paese si trovava costretto).

 La ricerca necessaria per la pratica sociale può meglio essere indicata come ricerca per la gestione sociale o ingegneria sociale. È un tipo di ricerca d'azione, una ricerca comparata sulle condizioni e gli effetti delle varie forme di azione sociale che tende a promuovere l'azione sociale stessa . Se producesse soltanto dei libri, non sarebbe infatti soddisfacente.
Ciò non vuol dire che siffatto tipo di ricerca sia per qualche aspetto meno scientifica o «inferiore» rispetto alle esigenze di una scienza pura nel campo degli accadimenti sociali. Ritengo piuttosto che sia vero il contrario.

Quando, dove e da chi, dovrebbe essere intrapresa la ricerca sociale? Poiché, nel presente contesto, siamo interessati alla gestione sociale ci sia lecito esaminare più attentamente il processo di pianificazione.
La pianificazione ha inizio di solito da un'idea generale, in base alla quale appare opportuno, per una serie di motivi, il perseguimento di un certo obiettivo . Sovente non ne sono circoscritti i limiti, né vengono definiti i mezzi attraverso cui raggiungerlo. L'idea viene perciò minuziosamente esaminata, tenendo conto degli strumenti di cui si dispone. Spesso si richiede un'indagine più approfondita della situazione. Superata felicemente questa prima fase, si giunge all'elaborazione di un «piano globale» per il conseguimento dell'obiettivo e viene fissata la prima azione; quasi sempre, l'idea originaria ne risulta modificata.
Il periodo successivo trascorre nell'esecuzione della prima parte del piano.
In seguito, laddove il campo della gestione sociale è notevolmente sviluppato e articolato, l'organizzazione di una fabbrica moderna o l'esecuzione di una guerra, si procede ad ulteriori inchieste.
Ad esempio, bombardando la Germania, viene scelto come primo bersaglio una determinata fabbrica, dopo aver considerato attentamente alcune possibilità e vagliato con cura i mezzi e le modalità più idonee al raggiungimento dell'obiettivo. L'offensiva viene sferrata nel punto prescelto, e immediatamente le fa seguito una disamina della nuova situazione, la più accurata e obiettiva possibile. Tale esame, o inchiesta tesa a stabilire i fatti, assolve a quattro funzioni: prima di tutto dà una valutazione dell'azione, stabilendo se quanto è stato eseguito corrisponde o meno alle aspettative . e. Secondariamente, fornisce la possibilità agli ideatori del piano di «apprendere», vale a dire di accumulare nuove intuizioni generali circa, per esempio, la validità o l'inefficacia di determinare armi o tecniche di azione. Inoltre, fornisce le basi per il passo successivo, e infine consente di far fronte alle necessità per l'eventuale modificazione del «piano globale».
Il passo successivo si articola anch'esso in tre momenti successivi: pianificazione, esecuzione e ricognizione o inchiesta, volta a valutare i risultati del secondo momento, a preparare la base razionale per il terzo, e, forse, a modificare ancora una volta il vecchio piano.
La gestione sociale, se vuole esser razionale, deve quindi procedere attraverso una spirale di provvedimenti, ciascuno dei quali si compone di tre momenti e cioè: pianificazione, esecuzione ed esame o inchiesta sui risultati dell'azione. [...]
È necessario l'esame della situazione ai fini di stabilire se ci siamo mossi nella giusta direzione e con quale ritmo.
Ad esempio, dal punto di vista sociale, non è sufficiente che le organizzazioni universitarie producano nuove intuizioni scientifiche; è indispensabile che vengano messi a punto dei procedimenti che si servano dell'inchiesta, occhio e orecchio sociale, direttamente nei corpi dell'azione sociale.

La ricerca sperimentale in laboratorio si verifica, socialmente parlando, entro uno spazio circoscritto, del tutto autonomo dalla vita della società. Sebbene essa non possa violare le norme sociali fondamentali, è pur sempre libera, in larga misura, da quelle pressioni a cui la ricerca sperimentale condotta a livello dei «gruppi naturali» deve far fronte quotidianamente. Nel corso di un esperimento di laboratorio sulla percezione o sulla frustrazione lo psicologo ha generalmente il controllo della situazione. In altri termini, ha il potere di creare le condizioni fisiche che desidera. Socialmente, il suo potere è limitato soltanto dal fatto che egli non desidera danneggiare il soggetto sperimentale o non ottiene una sufficiente collaborazione da quest'ultimo. In larga misura, pertanto, la questione del potere dello sperimentatore è tenuta in debita considerazione nella psicologia individuale. Per quanto riguarda la ricerca sperimentale con i gruppi naturali, tuttavia, questo aspetto diviene uno dei problemi. Qualsiasi organizzazione che può essere oggetto di ricerca persegue scopi pratici ben definiti e non consente interferenze con gli obiettivi dell'organizzazione stessa. Dall'altro lato, per condurre una ricerca sperimentale, lo sperimentatore deve, in qualche misura, avere un sufficiente potere di controllo per creare le costellazioni e variazioni necessarie.

Di norma, il solo modo di acquisire tale potere è quello di ottenere la cooperazione attiva dell'organizzazione. Vi sarebbero ben poche chances di acquisire un tale potere se non fosse per il fatto che molte ricerche sperimentali, qualora siano appropriatamente condotte, hanno immediate o vaste implicazioni pratiche. [...] Anche se chi si trova al vertice dell'organizzazione è persuaso che

certi esperimenti potrebbero, in potenza, avere un valore pratico, egli tuttavia non è disposto a concedere allo sperimentatore una libertà di azione illimitata. Potrebbe, invece, essere disposto a cooperare con lo sperimentatore sino a stabilire, di comune accordo con quest'ultimo, la procedura sperimentale da seguire. Ciò presuppone che chiunque sia coinvolto nell'esecuzione del progetto debba, in una certa misura, familiarizzarsi con gli aspetti scientifici del problema.

Un livello elevato di preparazione è, di conseguenza, un requisito essenziale per l'attività di ricerca in un'organizzazione. Inizialmente, ogni sezione dell'organizzazione considerata mostra, di solito, vari sospetti dovuti al proprio o particolare tipo di insicurezza; ciascuna sezione teme infatti che il suo potere o la sua influenza possano venir alterati o che, nel corso della ricerca, emergano fatti sconvenienti. Se lo sperimentatore procede in modo corretto, questo sospetto generalmente diminuisce quanto più ciascuno comprende la natura dei problemi e acquisisce un'esperienza di prima mano della ricerca. Spesso una tale preparazione può tornar utile, e in modo rilevante, alla riorganizzazione pianificata del gruppo. Lo stesso tentativo di affrontare i problemi comuni muta, in qualche misura, gli atteggiamenti.

La cooperazione attiva alla rilevazione dei dati apre nuovi orizzonti, favorisce una migliore comprensione dei problemi e spesso ha per risultato di elevare il morale del gruppo.

K. Lewin, I conflitti sociali (1948)

 

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