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 Lui è Edoardo, un bambino che, a 10 anni, ci insegna a vivere.

Il piccolo Edoardo è uno sportivo, è affascinato dal kickboxing, gli piace da matti. Tanti sacrifici, ora è il momento, si aprono i campionati italiani a Jesolo. Il suo team, la Yama Arashi, lo chiama, Edoardo si precipita dalla sua Piacenza.

 Combatte come un leone, è in finale, a due passi dall'oro, e dal sogno. Sale sul ring, c'è solo lui, l'altro finalista è imbottigliato nel traffico, l'arbitro attende, poi fischia. Il match è finito senza neppure cominciare, Edoardo è sul podio, alza al cielo le braccia, la medaglia d'oro gli luccica nel petto.

Passa qualche minuto, un altro ragazzino arriva ansimando, è lo sfidante. Gli dicono che è finita, che è solo medaglia d'argento. Qualcuno lo dice a Edoardo, lui abbandona la festa, si piomba dai giudici. Consegna loro la medaglia d'oro. "Il mio avversario è qui, io non posso tenere questa medaglia, se non la conquisterò sul ring, sarebbe rubata". I giudici lo guardano, e non hanno parole, dicono sì.

 Quei due combattono, lealmente, con tutta la forza che hanno, Edoardo vince, con merito. Salgono insieme sul podio, l'uno accanto all'altro, si sorridono.

Una storia di sport, ma una storia, soprattutto, di lealtà, di dignità, di fair play. Quello che gli adulti dovrebbero sempre insegnare ai loro figli, quello che Edoardo ha insegnato a noi tutti.

In bocca al lupo, Campione ❤🥇