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24/27 agosto 1944, i giorni delle bestie. Vinca, quando i nazisti impalarono le donne e anche un feto

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Quattro giorni di seguito, durante i quali, ininterrottamente, furono commesse, ai danni di cittadini italiani, donne, bambini e perfino nascituri, violenze indicibili, omicidi, torture, impalamenti.

Ricordiamo oggi uno degli eccidi più barbari dell'ultimo conflitto mondiale, ricordando una per una le 173 vittime accertate, e gridando il nostro no al nazifascismo e ad ogni teoria, antica e moderna, che leggi alla violenza e alla discriminazione.

L'eccidio di Vinca fu un crimine contro l'umanità avvenuto tra il 24 e il 27 agosto 1944 nel piccolo borgo di Vinca e in altre frazioni ai piedi delle Alpi Apuane. Responsabili furono soldati tedeschi appartenenti all'Aufklärungs-Abteilung 16("Reparto esplorante 16") comandato dal maggiore Walter Reder, unità che faceva parte della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS": questa stessa divisione commise in seguito altre atrocità a Marzabotto e a Bergiola Foscalina, fiancheggiata da membri delle Brigate Nere di Carrara.

 Il 18 agosto l'assalto a un automezzo tedesco, lungo la strada Monzone-Vinca, causò l'uccisione di un ufficiale tedesco e fu il pretesto per una rappresaglia, nella strategia generale di tenere sotto controllo con il terrore la popolazione civile.

Il 24 agosto 1944 oltre cinquanta automezzi carichi di soldati tedeschi e militi fascisti salirono verso il paese di Vinca, toccando Equi Terme, Monzone altre frazioni limitrofe. La zona era conosciuta per essere sotto il controllo dei partigiani, essendo i vari valichi spesso percorsi dalle staffette che permettevano il collegamento con le squadre presenti sugli altri versanti.

I soldati dell'Aufklärungs-Abteilung 16("Reparto esplorante 16") comandato dal maggiore Walter Reder (dipendente dalla 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS") arrivarono al paese di Vinca nella prima mattinata del 24 agosto, salendo da Monzone, mentre altre colonne accerchiarono la zona dalle valli sul versante della Garfagnana e da quello di Carrara un centinaio di brigatisti neri di Carrara guidarono le SS lungo i sentieri nei boschi limitrofi per trovare la popolazione civile, che vi si era rifugiata all'arrivo dei convogli; difatti, la maggior parte delle vittime si rinvenne fuori dall'abitato.

Una volta bloccato l'accesso al villaggio, i Nazifascisti iniziarono a uccidere gli abitanti rimasti (quasi tutti vecchi e invalidi poiché chi poteva era fuggito nei boschi) e a saccheggiare e bruciare le case. A sera, rientrarono a valle.

Il giorno seguente, molti degli abitanti che erano riusciti a rifugiarsi altrove tornarono in paese per cercare cibo, seppellire i morti e salvare quanto potevano dalle case in fiamme; tuttavia, vennero colti di sorpresa dall'improvviso ritorno dei Nazifascisti, che fecero ancora più vittime del giorno precedente ed estesero il rastrellamento a tutte le zone vicine.

Le vittime accertate furono 173: molti cadaveri vennero rinvenuti nudi, decapitati o impalati compreso un feto strappato al ventre della madre uccisaAlcune testimonianze riportarono che gli aguzzini avevano un organetto che facevano suonare mentre uccidevano passando di casa in casa, dettaglio questo comune ad altre stragi perpetrate in zona.

 

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