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Salvatore Noto 1 novembre 1922 - 1 novembre 2022 Cent’anni fa veniva assassinato dai fascisti nella piazza di Niscemi

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 Il primo novembre del 1922, appena dopo qualche giorno della " Marcia su Roma", un gruppetto di giovani fanatici fascisti assassinava nella piazza di Niscemi Salvatore Noto. Era un artigiano, sellaio, socialista e di spirito libero ed anarchico, nel senso che non aveva alcun timore di professare le proprie idee socialiste e soprattutto non era incline a sottomettersi di fronte alle prepotenze dei signori del paese, come purtroppo lo erano costretti a fare la maggior parte delle persone di allora che viveva nel bisogno e nella povertà assoluta.

Quella sera un gruppetto di giovani fascisti aveva appeso ai lampioni alimentati con l'acetilene, dei cartelli con scritte in disprezzo ai socialisti e inneggiando al fascismo. Gli stessi giunti in piazza, si posizionavano seduti sugli scalini della Chiesa dell'Addolorata, quasi per vigilare che nessuno li rimuovesse e come se aspettassero che qualcuno cadesse nella trappola della provocazione. I giovani fascisti conoscevano il carattere ribelle e le abitudini di "Turi u iddunaru", così veniva inteso per via del suo mestiere, realizzava selle e tutto l'occorrente per i cavalli; erano lì in piazza ad attendere il suo arrivo dopo essere stato in una vicina bettola.

Salvatore Noto giunto in piazza insieme ad altri suoi compagni, alla vista di quei cartelli si avvicinava al lampione per staccarne uno, subito tra i due gruppetti di giovani nasceva una rissa e così uno dei fascisti con un grosso bastone colpiva da dietro Salvatore Noto in testa facendolo cadere a terra. Gli altri si dileguavano e uno dei fascisti lo finiva con un colpo di pistola. Moriva così uno dei primi antifascisti di Niscemi. Nessuno dei responsabili è stato assicurato alla giustizia nonostante tutti a Niscemi sapessero i nomi degli autori.

 A cent'anni dall'assassinio di Salvatore Noto ha ancora senso parlarne? E ricordarne l'accaduto? Perché mai dovremmo interessarci di un fatto di sangue avvenuto in tempi così lontani? Coltivare i ricordi e soprattutto la memoria non può essere solo un esercizio mentale o un fatto commemorativo fine a se stesso, si rischierebbe di cadere nella retorica.

La storia dell'umanità ci insegna che in fondo le esperienze vissute nel passato, le dinamiche sociali, economiche, culturali e politiche che coinvolgono un paese, una comunità, con i dovuti distinguo e le debite proporzioni, seppure con profili diversi, si ripetono. Ed è per questo motivo che è necessario, innanzitutto, avere la piena conoscenza dei fatti del passato per saper leggere ed interpretare i fatti di oggi e soprattutto evitare di incorrere negli errori che sono stati commessi. Per sintetizzare basta richiamare la famosa affermazione di Primo Levi «Non c'è futuro senza memoria».

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